Il dolore
«Ghettizzati anche per la Notte Bianca»
Rabbia e delusione di negozianti e residenti della stazione: disperso ciò che era stato fatto in passato
PONTEDERA. «Ghettizzati anche dalla Notte Bianca». Non usano giri di parole per definire lo stato in cui versa il loro quartiere: loro sono i commercianti e i residenti della stazione. «Diversi anni fa noi tutti ci eravamo adoperati affinchè la manifestazione, che fino ad allora aveva interessato solo il salotto buono della città, arrivasse fin sulla piazza della stazione: ultimamente quel poco che era stato fatto è andato completamente disperso», lamenta Aldo Sardelli, ex presidente della commissione paritetica anche a nome di una lunga lista di abitanti e titolari di attività commerciali. Tutti i nomi sono scritti nero su bianco su una sorta di raccolta firme, a testimoniare un disagio sentito. E al quale vorrebbero che fosse messa la parola “fine”. «Quello che è successo la scorsa settimana è una provocazione verso tutti noi», rincarano. Si punta il dito contro il palco allestito «di dimensioni ridottissime» e «contro spettacoli che alle 23 erano già terminati mentre nel resto della città iniziavano i concerti dei cosiddetti big». I protagonisti di questa voglia di riscatto definiscono «contentino» quello che «era già stato alle 21 con l’apertura della Notte Bianca proprio in piazza Unità d’Italia». La critica di tanti residenti e commercianti è quella di non capire «i criteri che hanno portato anche in questa edizione ad investire solo in alcune zone della città con il solo risultato di un flop gigantesco che aveva l’ambizione di far confluire in piazza della stazione 5mila persone con eventi innovativi e 80mila presenza in tutta Pontedera». Rispetto al futuro della kermesse appena trascorsa, dalla stazione si leva un suggerimento. «Si legge dell’ipotesi di fare due serate invece di una – premettono – Forse sarebbe più opportuno, visti i tempi che corrono, fare un’analisi più attenta di quelli che sono i bisogni e le necessità dei cittadini senza distogliere le già madre risorse, destinate a problemi ben più impellenti». In altre parole chi abita e lavora alla stazione si sente abbandonato dall’amministrazione. «C’è la convinzione tra i residenti del quartiere vista la latitanza della Consulta e la scarsa considerazione del Comune verso quelle figure che avevano collaborato attivamente fino ad ora, di riprendere quei percorsi, tralasciati ultimamente, che riportino l’attenzione verso quelle problematiche, mai risolte, che angosciano e rendono indecorosa e pericolosa la zona», chiudono le voci del quartiere.
Francesca Suggi
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