Il dolore
Irrompe la parrucchiera russa
Tratteggia la vittima come un’opportunista e la testimone come una bugiarda
PONTEDERA. I ventenni sotto processo respingono ogni accusa: quello che è successo la sera alla villa del nonno di Mattia non aveva niente di illecito, dicono fin dal primo momento. Loro con la droga non hanno niente a che fare. Per difendersi gli imputati schierano penalisti di chiara fama, Tullio Padovani, Anna Francini, Anna Maria Odescalchi e Salvatore Salidu. Così come la parte civile si affida all’avvocato Antonio Cariello. Il fatto sarà ricostruito, alla ricerca della prova, in ogni suo particolare. L’udienza, dedicata ai testimoni dell’accusa - pm dell’inchiesta è Aldo Mantovani - offre molti spunti: una ventenne fornisce una versione che lascia i più senza parole. Lei, la sera del presunto festino, era a casa della testimone chiave. Conosce le due ragazze ma non può certo definirsi loro amica. Rispondendo al giudice Murano, tratteggia la vittima come una ragazza abituata agli eccessi, che insegue il sogno di una vita in America. La testimone invece, dalle parole di un’altra teste, una parrucchiera russa, risulta abituata a dire bugie per attirare l’attenzione degli altri. «Una volta mi ha detto che il padre era morto e non era vero». Testimonianza che potrebbe innescare la reazione della famiglia della testimone stessa, a tutela della figlia. In particolare, è un episodio riferito dalla giovane russa ad attirare le attenzioni. La ragazza dice di avere sentito la vittima parlare di un progetto negli States, conseguente tra l’altro alla vicenda in villa e all’eventuale risarcimento. «Altro che scuola di recitazione – avrebbe detto la vittima – potrò aprire un negozio e tu verrai a lavorare con noi...». Sentiti poi i poliziotti che hanno seguito le indagini. È lo stesso Edoardo Nieri a voler chiarire ai giudici alcuni messaggi ritenuti sospetti dalla polizia. Serviti a ipotizzare che il ventenne fosse stato ad Altopascio a comprare il Ghb da un amico. Sospetti mai provati. «Quando parlo di Altopascio mi riferivo alle spese del Telepass che dovevamo dividerci, pochi giorni prima eravamo stati a Milano Marittima», ha detto. Chiarisce poi un altro messaggio con l’amico lucchese. Il “vuoto” di due ore in cui il cellulare di Nieri non risulta agganciato da alcuna cella telefonica è smentito dai tabulati: la difesa evidenzia come alle 20 del primo luglio l’utenza di Nieri abbia agganciato un “ripetitore” a Pontedera, distante dal luogo ipotizzato per l’acquisto del Ghb. E poi ci sono le provette di sangue: dopo gli esami effettuati alla vittima al pronto soccorso del Lotti non sono state conservate, anche se il protocollo del Codice Rosa lo prevede. Gli esami rispetto all’uso di droghe risultarono negativi, ma la difesa non ha potuto disporne per nuovi accertamenti. Infine il sequestro delle bevande del festino ha escluso il vino.
«C’erano troppe bottiglie di vino aperte in cantina», è la spiegazione della polizia. Sui telefoni: sono stati esaminati tutti tranne quello della testimone chiave. Non sono poi stati rintracciati il pasticcere che la mattina dopo il festino ha dato un passaggio alla vittima. Pezzi del puzzle per raggiungere la verità.(s.c.)
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