Moda e tecnologia a braccetto Ecco la borsa 2.0
L’idea di tre amici che hanno fondato una start-up L’accessorio diventa un’appendice di smartphone e tablet
SAN MINIATO. Più che un incontro è una vera e propria fusione. Moda e tecnologia che diventano una cosa sola, unendosi in modo complementare in un’idea che può essere esplosiva. Un’idea che esteticamente ha tutte le caratteristiche di una pregiata borsa di lusso, senza togliere niente allo stile e all’eleganza made in Italy, ma che nasconde al proprio interno un dispositivo (invisibile agli occhi ma anche al peso) capace di modificare le nostre abitudini. Un dispositivo in grado di immagazzinare file in modalità wireless e di ricaricare smatphone o tablet al proprio interno semplicemente per induzione.
In pratica, una specie di memoria “viaggiante”, capace di traferire i nostri documenti tra un dispositivo e l’altro senza bisogno di cavi o chiavette che ormai hanno invaso la nostra vita, e senza togliere niente alla bellezza del prodotto griffato. È l’idea lanciata da due giovani, entrambi provenienti dal settore moda, che hanno dato vita a una start-up con sede a Firenze ma che ha testa e cuore nel comprensorio. Si tratta di Alessandro Colella, 37 anni, di Fucecchio, modellista della Bianchi e Nardi di Scandicci ma con un passato nel settore dell’elettronica, e di Daniele Salassa, sanminiatese, 29 anni, già responsabile commerciale della Superior, adesso in forza al gruppo Kering, il colosso del lusso cui fanno capo brand come Gucci e Yves Saint Laurent. Due storie che affondano le radici nella filiera della pelle, unite alla ricerca di una dimensione tutta nuova del concetto stesso di moda. «La prima idea - racconta Alessandro - fu quella di un dispositivo che permettesse di ricaricare il telefono mentre era all’interno della borsa. Un batteria integrata, ricaricabile a sua volta appoggiando la borsa su un’apposita base». Da qui il primo progetto, sviluppato con Daniele Salassa conosciuto nel frattempo grazie a un amico comune. «Da allora abbiamo cercato di andare oltre - prosegue Daniele - con l’obiettivo di restituire appeal a un mercato, quello del lusso, che negli ultimi due anni ha perso molto. Così abbiamo pensato a un dispositivo capace di riconosce gli oggetti dentro la borsa e dotato di memoria, in grado di immagazzinare file visualizzabili poi su dispositivi Apple o Android attraverso un’applicazione».
In pratica, basterà tenere la borsa vicina al computer o a un altro dispositivo perché questa inserisca in memoria tutti i file che abbiamo aperto o modificato. «E le possibili applicazioni sono infinite - dice Alessandro - Ad esempio, si potrà inserire una playlist musicale e ascoltarla in auto senza bisogno di collegare niente». Il risultato è quello di una tecnologia indossabile e trasportabile. Un’idea che Daniele e Alessandro hanno recentemente brevettato, realizzando alcuni prototipi con il sopporto di un’azienda certificata del Polo Tecnologico di Navacchio. È nata così la società Quasar Srl, con il supporto di Lorenzo Rogai del noto studio Rogai di Firenze. «Noi non proponiamo semplicemente una tecnologia da inserire nelle borse – precisa Daniele – ma un’offerta a 360 gradi che parte dalla materia prima e dalla scelta del pellame per arrivare al prodotto finito, capace di fondere moda e tecnologia in modo complementare». Un progetto esplosivo appunto, come simboleggia anche il nome scelto per la società: Quasar, come i corpi celesti 100mila volte più luminosi del sole.
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