Il Tirreno

Pontedera

In sette rapinano padre e figlio

di Sabrina Chiellini
In sette rapinano padre e figlio

La banda ha sequestrato il più giovane in un casolare e ha portato l’altro nella sua villetta a Calcinaia in cerca di soldi

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TERRICCIOLA. Erano sette. Tre armati di pistola e gli altri di coltelli. Uomini a volte coperto, nascosti dietro a passamontagna, foulard o cappellini. I rapinatori, forse dell’Europa dell’Est a giudicare dal loro accento, hanno colpito in un’ora insolita per le rapine in casa. Hanno atteso i commercianti ambulanti, padre e figlio, Alfio Vannozzi, 71 anni e Massimiliano, 42 anni, in un casolare agricolo nelle campagna di Selvatelle. Qui la famiglia Vannozzi, che abita nel comune di Calcinaia ed è una delle più conosciute tra i commercianti ambulanti che fanno mercati a Pisa e provincia oltre che a Livorno, ha una piccola proprietà con coltivazione a vigneto per la produzione di vino. Un passatempo, nel verde delle colline più suggestive della provincia, di cui i rapinatori con molta probabilità erano a conoscenza. L’altro giorno, tra le 17 e le 18, padre e figlio sono arrivati al casolare, situato in una zona isolata, in campagna e vicina ad un’area boschiva. Hanno avuto giusto il tempo di scendere la loro furgone, carico ancora di capi d’abbigliamento, e si sono trovati circondati da sette “personaggi”, in perfetto assetto da rapina. A quel punto, come poi hanno raccontato ai carabinieri, i due commercianti potevano fare ben poco se non sottostare alle richieste dei malviventi. Uno dei banditi ha preso 150 euro dal portafoglio del figlio. Anche il padre, sotto la minaccia delle armi, ha consegnato quello che aveva: circa 3.500 euro. Ma la banda voleva di più.

Aveva organizzato un piano ben più complesso con tanto di sequestro di persona. Il figlio, infatti, è stato immobilizzato. Con fascette e nastro isolante è stato “sistemato” in modo che non potesse muoversi e parlare. Poi è stato chiuso nella cantina, tenuto sotto controllo da due malviventi. Gli altri cinque sono saliti sul furgone e si sono fatti accompagnare a casa dallo stesso settantenne. Alfio Vannozzi, con il pensiero sempre rivolto al figlio rimasto nelle mani dei due banditi, si è diretto nella villetta di famiglia. Loro, quei ceffi armati, volevano ancora soldi. Erano convinti che nella villetta avrebbero trovato una cassaforte con soldi e gioielli.

Una volta arrivati a destinazione il commerciante è sceso in compagnia degli sconosciuti che sono entrati con lui. Sulla porta di casa c’era la moglie. D’istinto la donna ha preso un paio di forbici, stando a quanto è emerso dopo la rapina. Ma l’uomo l’ha subito fermata. «Tengono nostro figli in ostaggio, non fare niente». Marito e moglie sono stati neutralizzati e tenuti sotto minaccia da due malviventi e gli altri tre hanno cercato in tutta la casa una cassaforte che non c’era. Stanchi di cercare e temendo di essere scoperti se ne sono andati portando via il furgone degli ambulanti che poi è stato ritrovato dai carabinieri a Navacchio e già consegnato ai proprietari.

Liberi da quell’incubo, i coniugi Vannozzi, sono saliti su un’auto e si sono diretti verso la loro proprietà a Selvatelle. Avevano un solo pensiero, quello di capire cosa era successo al figlio. Arrivati nella casa di campagna hanno trovato Massimiliano e lo hanno liberato.

Subito dopo hanno dato l’allarme ai carabinieri. Sul posto i militari della compagnia di San Miniato, di Terricciola, e del nucleo investigativo del comando provincia di Pisa. All’inizio era stato dato l’allarme come si fosse trattato di un furto. A mano a mano che le vittime hanno raccontato i drammatici momenti da loro vissuti si è definito un fatto molto più grave di quello che era stato ipotizzato in un primo momento. Sulla rapina sono in corso le indagini dei carabinieri che fin dal loro arrivo a Selvatelle hanno informato il pm di turno in Procura a Pisa, il dottor Sisto Restuccia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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