Lutto
Concerie, la crisi si sente ma cresce l’ottimismo
Il settore ha fatto registrare una frenata vistosa nel 2014, secondo l’Unic Il presidente Mastrotto: «È il momento di diversificare». Gli auguri di Renzi
SANTA CROCE. È una «frenata vistosa» quella che il settore conciario ha accusato nei primi mesi del 2015. Parola del presidente di Unic Rino Mastrotto, che ha definito così gli ultimi mesi di andamento del settore nella relazione illustrata ieri di fronte all’assemblea riunita a Milano. Un comparto comunque in salute, sufficientemente maturo per non sottovalutare i campanelli d’allarme e prepararsi a cambiare pelle ancora una volta, come è già successo spesso nella propria storia.
La ricetta, però, indicata da Mastrotto per il futuro non è di poco conto. «È il momento di diversificare - ha detto il presidente - di entrare con decisione nei territori dell’approvvigionamento e dell’utilizzazione e investirci per assumere funzioni attive e conseguentemente orientare domanda e offerta internazionali, che noi finora abbiamo passivamente subìto». Un approccio più attivo, insomma, più direttamente coinvolto nelle dinamiche di mercato, capace di svincolare l’impresa conciaria dalle note difficoltà legate alla materia prima ma anche dalle linee guida dettate dalle case di moda. Questo l’invito del presidente, al termine di una relazione che per il 2014 ha comunque confermato la stabilità del settore, sia per quanto riguarda la produzione sia nel campo dell’export. Una fotografia consapevole delle difficoltà future ma anche orgogliosa dei risultati ottenuti nel tempo: «Il vecchio e sporco conciatore ormai è diventato l’imprenditore del bello - ha detto Mastrotto - Oggi, però, tiene chi è strutturato, chi riesce a competere globalmente, chi pratica un capitalismo sano. L’idea del piccolo è bello credo sia superata».
Tra le righe della relazione, una stoccata è stata dedicata alla chimica, con i clienti, da un lato, che «irretiti da media e movimenti non governativi - ha ricordato il numero uno di Unic - premono su noi per ottenere parametri irraggiungibili», e dall’altro con le stesse aziende chimiche che «scavalcando il nostro settore promettono alle case di moda prestazioni irraggiungibili o costose».
Da qui l’appello per una filiera più unita, «in funzione di un futuro che solamente insieme potremo assicurarci», scrive Mastrotto. Un futuro nel quale i conciatori «dovranno vendere cara la pelle». A dirlo il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che in vista dell’assemblea di Unic ha inviato a Mastrotto una lettera di auguri e di congratulazioni per i risultati ottenuti. «L’importanza della lavorazione delle pelli nella nostra economia - scrive Renzi - emerge dai dati dell’occupazione, della produzione e dell’export. Design vincente, qualità, innovazione e soprattutto tanto lavoro appassionato da parte vostra sono alla base di questo successo».
Giacomo Pelfer
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