La manifestazione
Mancano i meccanici ora c’è chi li forma
Per i giovani che abbandonano gli studi e intendono affrontare subito il mondo del lavoro ci sono le opportunità offerte dal progetto “Cresco”
PONTEDERA. Nove minorenni che avevano smesso di studiare ma che, invece, fra poco avranno la qualifica di “autoriparatore”. E potranno finalmente entrare nel mondo del lavoro. È quanto sta accadendo con il progetto “Cresco”, realizzato grazie alla collaborazione fra agenzie formative (Forium di Santa Croce sull’Arno e Formatica di Pisa) e il Consorzio revisioni artigiani pisani (Coreapi), finanziato dall’Unione europea attraverso la Provincia di Pisa. E che punta a formare futuri meccanici, ma anche elettrauto e tutte quelle specifiche che servono ad aggiustare un’automobile, alla luce delle innovazioni di cui sono state oggetto le macchine negli ultimi anni. «In questa maniera si riscoprono i vecchi mestieri – dice il presidente del Coreapi, Giuseppe Desideri – dando al mestiere una prospettiva di ricambio generazionale».
Un campo, quello delle autofficine, che ha sempre bisogno di nuove competenze. Dove il tasso occupazionale è sempre carente. «Chi esce da questi corsi solitamente trova lavoro abbastanza in fretta – spiega Silvia Quinzani, docente dell’istituto professionale Pacinotti di Pontedera che affianca l’organizzazione del corso di formazione –. Ma anche i ragazzi che frequentano la nostra scuola hanno ottime possibilità di ottenere un posto. Senza dubbio, però, serve esperienza sul campo e noi cerchiamo di dare ai giovani proprio questo tipo di professionalità».
Il corso di autoriparatore, infatti, è cominciato un anno fa e terminerà nel 2016. Il sistema di “training on the job” serve proprio ad affiancare le ore di teoria a quelle pratiche di stage nelle 30 aziende associate al Consorzio. Dove, in alcuni casi, ai ragazzi viene offerto una opportunità. Come a Javier Garcia, da poco diciottenne, di chiare origini sudamericane ma residente a Cascina, che fra pochi mesi diventerà apprendista in un’officina. «Quello che manca è la adeguata formazione – dice Paolo Bacciardi, storico consigliere del Coreapi – perché di ragazzi che vogliono un lavoro se ne presenta uno praticamente ogni giorno. Il problema, però, è che non hanno le competenze per lavorare. In questa maniera, invece, ricevono la giusta istruzione in un contesto come quello delle automobili che, negli ultimi anni, si è evoluto in maniera incredibile».
Il sistema con cui è organizzato questo corso si discosta da quelli tradizionali che prevedono stage in azienda al termine della parte teorica complessiva. In questo caso, invece, i ragazzi vengono inviati nei vari luoghi di lavoro al termine dei singoli moduli formativi, per poi tornare in aula per studiare altre materie relative alla riparazione delle automobili. Al termine, gli studenti dovranno sostenere un esame per ottenere la qualifica di autoripatore. Non si tratta, però, di un diploma. Quello, se vorranno, potranno conquistarlo in un secondo momento, vista la rinuncia agli studi fatta durante il normale percorso scolastico. E, secondo Quinzani, «si tratta di un contesto che si verifica spesso».
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