Il Tirreno

Pontedera

Da Caffè della paura a simbolo di rinascita Adesso ha chiuso

di Francesca Suggi
Da Caffè della paura a simbolo di rinascita Adesso ha chiuso

Volterra perde la sua culla degli artisti in piazza dei Fornelli Durante i mesi del crollo delle mura è stato “rifugio” per tutti

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VOLTERRA. Superstite silenzioso sull’orlo di una voragine che in una notte si inghiotte trenta metri di mura medievali, cancella secoli di storia e i sonni tranquilli di una città intera. Per mesi diventa una sentinella dolorante del baratro poco più in là e soprattutto rifugio di una comunità ferita: dietro quel bancone si sfornano sempre colazioni, pasti caldi e sorrisi che si mischiano a sfoghi, musica, chiacchiere di conforto e di speranza.

Il Caffè dei Fornelli nell’ultimo anno e mezzo è stato questo. Un punto di riferimento. E ancora, da quando esiste, una culla di artisti e attori, alabastrai e musicisti. Adesso quel palcoscenico naturale di sapori e cultura chiude il suo sipario. Per sempre.

Da giorni in piazza dei Fornelli il silenzio è quasi assordante. E all’alchimia conviviale di paesaggio e atmosfera si sostituisce, oggi, il grigiore di una piazzetta con un belvedere mozzafiato, trasformata però, in una sorta di parcheggio. Cemento e lamiere al posto di profumi, cultura e tavolini fuori.

«La scorsa estate i cantieri legati al recupero delle mura franate non mi hanno aiutato: ho perso tutto il passaggio dei turisti che vedendo lavori in corso e polvere da qua non passavano più e non ce l’ho più fatta», racconta il patron del Caffè, Carlo Bigazzi.

«Un po’ la crisi, sicuramente qualche errore imprenditoriale e poi la frana: è stato un mix devastante e a malincuore ho dovuto cessare l’attività», continua.

Con lui si stacca un pezzettino di cuore ai tanti artisti passati da lì: dal danzatore delle tastiere Franco Santernecchi a Titta Nesti, da quella Volterra che vive di arte, a vip e politici in visita a Volterra.

«Ci ritrovavamo da Carlo tutti i giovedì quando il locale era chiuso e con tutti gli artisti di Volterra si organizzavano fuori cene autogestite con il mangiare portato da casa», riavvolge il filo dei ricordi Enio Furiesi. Il dispiacere è tanto e trovare un locale “sostituto” è impossibile. «Ci sentiamo veramente orfani di un punto di riferimento», dice la sua Ilaria Tognarini.
«Da sempre se un’attività chiude, è la comunità tutta che perde qualcosa», aggiunge il deus ex machina della Compagnia della Fortezza, Armando Punzo, che con il suo gruppo era di casa al Caffè. «C’era una strana alchimia, irripetibile», continua il regista che ha portato sul Colle e al Caffè a bere il macchiatino degli alabastrai anche il regista Matteo Garrone.

Suona come un paradosso: il locale sopravvive allo squarcio. Bigazzi e il suo Caffè diventano per tutte le tv nazionali che trasmettono da Volterra il dramma della frana, il rifugio e quasi il simbolo della resistenza della città. Il patron Carlo è gentile con tutti, ospita iniziative di mobilitazione culturale per tenere viva l’attenzione sul momento di difficoltà della sua città. Ospita giornali, televisioni. Diventa per tanti una delle voci principali della frana, anche perché pure la sua casa era tra quelle evacuate. E adesso proprio quel simbolo della resistenza non ce la fa. «Sono comunque fiero di cosa sono riuscito a creare in cinque anni: culla del jazz, di iniziative letterarie e culturali – aggiunge ancora, con la voglia di ricominciare –. Ho ricevuto migliaia di messaggi di affetto, ma non sono uno che si piange addosso. Adesso sono alla ricerca di un impiego e ho comunque progetti sempre nell’ambito culturale e artistico che intendo portare avanti». Oltre a quel che il Caffè simboleggiava, dietro a quella saracinesca abbassata ci sono tre persone che hanno perso il lavoro. Carlo Bigazzi in primis e i suoi due dipendenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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