Attenzione
«Precipitati appena premuto il tasto»
Il drammatico racconto di una delle persone ferite nella cabina in caduta libera
PISA. «Abbiamo premuto il pulsante per scendere e dopo pochissimi secondi l’ascensore è precipitato».
Il racconto ai parenti di Simona Colarieti è asciutto. La donna è ancora in ospedale e con il gesso a una gamba attende notizie di sua madre e del suo compagno: i tre sono rimasti coinvolti nella caduta della cabina in un palazzo di via Landi. Mentre gli altri due sono ancora in sala operatoria, Colarieti sembra la meno grave; ma lamenta un dolore alla schiena: «Mi fa più male della gamba». Così i medici decidono di sottoporla a nuovi esami, dato che le radiografie del mattino non hanno dato una risposta definitiva.
A ricostruire il resto dell’accaduto sono ancora i parenti: per ore sono stati in sala d’attesa senza riuscire a parlare con i tre passeggeri dell’ascensore rotto. Poi, finalmente, la donna ingessata è in grado di ricevere visite e accoglie i suoi cari. Il fratello descrive quegli attimi, così come gli sono stati riportati: «Io non c’ero e sono arrivato in tempo solo per vedere la cabina distrutta». La mamma di Colarieti, Giovanna Cavedoni, non ha perso conoscenza in ascensore; anzi ha sempre avuto la lucidità e la prontezza di parlare per tutto il tempo con gli altri due, in attesa dei soccorsi. E quando sono arrivati i vigili del fuoco e la polizia, Gregory Boyton (il compagno di Colarieti, cittadino statunitense) è uscito da solo nonostante un calcagno rotto; al contrario, per la professoressa in pensione è stata necessaria un’operazione di estrazione più delicata: a complicare il tutto ci sono stati gli ottanta centimetri di dislivello tra il piano terra e il pavimento della cabina sprofondato, il buio del vano (il lampadario si era frantumato), le lamiere contorte per l’urto, infine l’età e le condizioni della signora, che è stata distesa a terra immobilizzata per evitarle nuovi traumi. Ciò non le ha risparmiato un intervento chirurgico a entrambi gli arti inferiori, che riportano fratture multiple.
Le due cugine di Simona chiedono di concentrarsi sul fatto «che l’ascensore era stato appena revisionato; più che sulle condizioni di salute dei nostri familiari, ci sembra questo il dato su cui deve soffermarsi l’opinione pubblica».
Una famiglia composta e numerosa attende al pronto soccorso, informandosi sugli orari: «Ci fanno entrare fino alle 23,30» e danno per scontato che utilizzeranno fino all’ultimo minuto di una giornata ancora molto lunga.
Qualche attimo di tensione si vive invece davanti all’abitazione in zona Cisanello, quando altri parenti incrociano gli uomini della Siara ascensori, la ditta che aveva in cura l’impianto, giunti sul posto per un sopralluogo. C’è qualche attrito, inevitabili scintille. Ma anche tanto fairplay al punto che una parente delle vittime quasi si scusa per il suo stato di choc; e i tecnici se ne vanno affranti, abbracciandosi per il dispiacere: «È comprensibile una reazione a caldo», commentano tra loro.
Gianluca Campanella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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