Il Tirreno

Pontedera

Un’altra estate di schiamazzi e vandalismi

di Giacomo Pelfer

Torna il caos all’Orto di San Matteo a Castelfranco di Sotto. I ragazzi hanno risposto con sberleffi al richiamo del prete

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CASTELFRANCO DI SOTTO. Puntuali come le zanzare. Come le ciliegie, le albicocche e le granite del Picchi in piazza Garibaldi. Scatta l’estate e a Castelfranco tornano le pallonate notturne e gli schiamazzi all’Orto di San Matteo. E assieme, puntuali, tornano le proteste dei residenti. La baraonda è appena ripartita: giusto il tempo di far finire le scuole e la tensione è già alle stelle. Tensione che giovedì sera ha coinvolto in prima persona il parroco don Ernesto Testi, che intorno alla mezzanotte ha tentato di convincere i ragazzi che forse era giunta l’ora di farla finita, ricevendo per tutta risposta rutti e sberleffi. Tanto che il sacerdote, appena rientrato a casa, ha postato un commento decisamente diretto sulla propria pagina Facebook.

La nuova baraonda. Questo l’epilogo dopo «tre serate di fuoco», come le definiscono i residenti, da quando i soliti gruppi di ragazzi sono tornati a riunirsi ai giardini dell’Orto di San Matteo, trasformando il piccolo piazzale di via Solferino in uno stadio senza orari. Urla e pallonate continue, in partite giocate ad oltranza e interrotte solo in piena notte dall’ormai consueto intervento dei carabinieri. Per tre sere di fila, infatti, sarebbe stato solo l’arrivo dei militari, chiamati dagli abitanti, a mettere fine alla baldoria: in un caso si registravano le 2 di notte passate, mentre giovedì ci si è fermati all’1,30. Ogni volta la solita rimbrottata, con i ragazzi messi in fila e rispediti a casa. Ragazzi che sono tutti figli di cittadini di origine straniera, residenti nel centro storico, che trovano nei giardini dell’Orto il più vicino e il più naturale dei punti di ritrovo e di svago. Alla fine, insomma, un problema di regole e di educazione, che ormai da anni sta esasperando i cittadini, alle prese con pallonate, bestemmie, minacce e danneggiamenti, senza dimenticare le scritte e gli atti vandalici che ormai forse non fanno neanche più notizia. «Sono gli stessi ragazzi di quattro anni fa, quando tutto è cominciato – ci assicurano gli abitanti –. Con la differenza che ora sono più grandi, intorno ai 15/16 anni, e a rimproverarli troppo c’è anche da aver paura».

La giornata tipo. Il primo gruppetto arriverebbe ai giardini già nel primo pomeriggio, subito dopo il pranzo: «Fin lì tutto normale – ci spiega chi ci vive di fronte –. Del resto siamo davanti a una piazza». Subito dopo, però, ci sarebbe un momento di tregua: «Dalle 16,30 la polizia municipale ogni tanto passa a controllare – ci raccontano – e i ragazzi se ne stanno seduti in attesa. Appena passate le 19, quando i vigili chiudono l’ufficio, parte la baraonda. E da lì si va avanti senza sosta». Difficile prendere sonno per chi ha le finestre affacciate sui giardini. E a farne le spese ci sono anche anziani e alcune persone malate, costrette a sigillare le finestre e ad attaccare i ventilatori. «Non sappiamo più a chi rivolgerci – attaccano gli abitanti –. Sono quattro anni che solleviamo il problema senza ricevere risposte». All’origine, forse, degli orari impossibili che hanno caratterizzato la ultime sere ci sarebbe anche l’inizio del mese di Ramadan, come dichiarato dal resto dagli stessi ragazzi per ribattere ad uno degli “urlacci” partiti dalle case.

Lo sfogo del parroco. Comunque sia, il problema c’è e si ripete da anni, soprattutto nel periodo estivo. Un problema verso il quale il parroco don Ernesto si è sempre mostrato molto sensibile, provando più volte a parlare con gli stessi ragazzi. L’ultima volta, appunto, nella serata di giovedì, mentre stava rientrando a casa poco dopo la mezzanotte. Don Ernesto ha parcheggiato il furgone e si è avvicinato al “campo da gioco” chiedendo di smettere. Immediate le prese in giro: «Grazie del consiglio», ha ripetuto più volte il capetto del gruppo intervallando ogni farse da altrettanti rutti. Da qui il post su Facebook: «Compatisco le persone che abitano nei pressi dell’Orto di San Matteo – ha scritto il parroco – e non so come facciano a sopportare fino a quest’ora ed oltre tutta la confusione che c’è. La risposta all’invito di fare più piano e di smettere sono stati tre bei "bomprò" di un ragazzo». E qui la conclusione: «Mah... A mio modesto avviso essere accoglienti non significa essere coglioni...». Un commento senza giri di parole che ha raccolto in poco tempo oltre un centinaio di “Mi piace” e decine di risposte. «Non vi potete rendere conto – scrive ad esempio Simone –. Io non so quante volte chiamo i vigili e quante ho parlato con il sindaco… Eppure niente! Sono abbattuto da tanta indifferenza: solo parole ma nessun fatto concreto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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