La protesta
«La mia odissea per vaccinare i nipoti al distretto»
NAVACCHIO. Nessuna macchinetta per alleggerire la cosa. Niente “corsie privilegiate” per le mamme. Ecco che una mattina di normali vaccinazioni, al distretto sanitario di Navacchio, diventa una vera...
NAVACCHIO. Nessuna macchinetta per alleggerire la cosa. Niente “corsie privilegiate” per le mamme. Ecco che una mattina di normali vaccinazioni, al distretto sanitario di Navacchio, diventa una vera odissea per nonna Tiziana Fustini che accompagna la figlia con i suoi due bambini, un neonato e un altro di sei anni.
«Siamo arrivati alle 9.15, abbiamo preso il numero per il ticket, avevamo il 91, mentre il tabellone segnava il 24», racconta nonna Tiziana. Lei e la figlia lavorano a Pisa: scelgono di andare al distretto il 17 giugno perché giorno di festa nella città della Torre. «In questo modo non abbiamo dovuto chiedere permessi al lavoro», puntualizzano. Praticamente la mattina, tutta, fino all’ora di pranzo inoltrata corre via.
«Al nostro orario - continua il racconto - siamo salite per fare le vaccinazioni e non perdere il turno, confidando di pagare il ticket a prestazione avvenuta».
Tiziana Fustini capisce il motivo di cotanta lentezza. «Mi sono accorta che c’era solo una postazione per gli appuntamenti e una per i pagamenti». La famiglia finisce le vaccinazioni: in mano ha ancora il numero 91, mentre al tabellone è appena il numero 27. Le ore passano, i bimbi sono affamati, ma per pagare il ticket la fila è ancora lunga. «Ho chiesto allora che cosa potevamo fare per evitare ai bambini questa attesa – continua Fustini – E mi hanno detto che dovevo venire il giorno prima a pagare il ticket e che, quindi, avevo sbagliato io la procedura. Incommentabile che per una prestazione, una persona sia obbligata a fare due file, e quindi due permessi al lavoro», rincara. Nessuno fa passare la figlia della signora Fustini coni i due bambini. Non ci sono file privilegiate, e manca pure la sensibilità dovuta. «Mi sentivo prigioniera di un distretto e avrei voluto chiamare i carabinieri - aggiunge - L’assurdo vuole anche che il ticket per quella prestazione si potesse pagare solo lì al distretto dove non ci sono neppure le macchinette». Alla fine, all’ora di pranzo arriva in soccorso il padre dei bambini per dare il cambio alla famigliola. Ne esce alle 12.45 dopo due or e mezzo di fila. «Chiedo al direttore amministrativo della Asl 5 di mettersi nei panni della gente che vive queste situazioni: tutto ciò non puo e non deve accadere», chiude Tiziana Fustini.
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