Attenzione
Cava alle porte della riserva verso il terzo ricorso al Tar
POMARANCE. Per la cava di S. Emilia, nei pressi del fiume Cecina e della riserva naturale di Berignone, si prevede il terzo ricorso al Tar in poco più di un anno. Fine: bloccare la realizzazione...
POMARANCE. Per la cava di S. Emilia, nei pressi del fiume Cecina e della riserva naturale di Berignone, si prevede il terzo ricorso al Tar in poco più di un anno.
Fine: bloccare la realizzazione della cava in questione, il cui iter burocratico ha avuto inizio in seguito alla presentazione del progetto presentato dalla ditta Granchi Srl, azienda titolare della concessione di coltivazione dell’eventuale del futuro sito estrattivo.
Cava, la cui escavazione è stata approvata poche settimane fa in conferenza dei servizi. Da fine 2013 un gruppo di sei cittadini si batte contro la cava. Questi cittadini, abitanti della zona interessata, che si oppongono al progetto hanno cercato di organizzare un movimento d'opinione, raccogliendo firme e dichiarazioni di sostegno alla propria posizione da parte dei turisti di tutto il mondo che nel corso degli ultimi anni hanno avuto modo di conoscere le bellezze paesaggistiche del territorio.
Sono state raccolte migliaia di firme. Ad inizio 2014 un primo ricorso al Tar. Per ottenere l’annullamento della variante al regolamento urbanistico che consente la lavorazione della cava.
In aprile 2014 la conferenza dei servizi, per alcuni in modo del tutto sorprendente soprattutto alla luce delle risultanze della complessa istruttoria e del parere contrario espresso dalla Sovrintendenza per i beni paesaggistici della Provincia di Pisa, concludeva i propri lavori rilasciando parere favorevole all'esclusione della procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale. Contro tale decisione, quattro delle persone sopramenzionate tra coloro che già si erano rivolti al Tar, hanno presentato il 5 giugno del 2014 un secondo ricorso al Tar per richiederne l'annullamento. E siamo a due ricorsi.
Intanto arriva un’altra conferenza dei servizi a inizio di quest’anno. La conferenza dei servizi ha concluso i propri lavori il 27 aprile 2015 dichiarando che il progetto presentato dalla ditta Granchi è meritevole del rilascio di autorizzazione alla coltivazione.
Contro tale decisione, che chiude formalmente l'iter decisionale e spalanca le porte all'autorizzazione da parte del Comune, le solite quattro persone intendono «presentare un terzo ricorso al Tar, presentando anche una significativa mole di dichiarazioni rilasciate da turisti di tutto il mondo che si pronunciano in modo netto contro lo scempio paesaggistico, irreversibile, che verrebbe prodotto dall'apertura della cava». Benché non vi siano scadenze per i giudizi del Tar, verrà richiesto che il Tribunale Amministrativo si pronunci prima dell'inizio dei lavori di scavo, che sarebbe in ogni caso devastante per le attività agrituristiche della zona e per l'equilibrio naturale e paesaggistico.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
