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Smith, l’incontro si farà al ministero mercoledì 24

Smith, l’incontro si farà al ministero mercoledì 24

Dopo l’annullamento del vertice all’Unione industriali di Pisa è stato fissato a Roma il nuovo appuntamento tra i dirigenti dell’azienda di Saline e i sindacati

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SALINE DI VOLTERRA. Dopo l’annullamento dell’incontro di venerdì all’Unione industriale pisana, la dirigenza di Smith Bits e sindacati s’incontreranno mercoledì 24 giugno al ministero dello sviluppo economico (Mise) a Roma.

In quella sede, l’amministratore delegato, Giuseppe Muzzi, è atteso per la presentazione del piano industriale. «Ma quella attuale è una fase molto delicata, in cui ogni minimo episodio può determinare problemi alla vertenza», almeno secondo l’opinione di molti soggetti coinvolti nella vicenda che sta tenendo banco dal 26 aprile in Valdicecina.

Dopo il lancio di uova sull’auto del capo del personale, Mauro Marchi, avvenuto venerdì, la sua assenza da lavoro lunedì «per mancanza di sicurezza» e l’annullamento dell’incontro di venerdì all’Unione industriale pisana per lo stesso motivo, è arrivato il momento, secondo sindacati e Regione di «usare il senso di responsabilità».

Anche perché, l’incontro al Mise è stato concordato con lo stesso Muzzi e dovrebbe essere quindi confermato, acquisendo un’importanza notevole sull’intera vicenda.

Gli appelli alla calma arrivati all’indirizzo dei lavoratori e alla dirigenza di Smith di finirla con le provocazioni servono a focalizzare l’attenzione sui contenuti del piano industriale, malgrado lo scetticismo dei dipendenti, rei di aver contestato chi li ha provocati a più riprese.

Al presidio sono ore di riflessione, prima dell’assemblea che è in programma domani, giorno in cui una delegazione di lavoratori sarà presente alla trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro, in onda su La7 e che si svolgerà a Firenze. Ma queste sono giornate fatte di lunghe telefonate e colloqui fra le parti per stabilire una linea di azione. L’azienda, tramite la comunicazione della Confindustria pisana, aveva chiesto di «permettere alla dirigenza di rientrare in pieno possesso del sito produttivo», come se fosse stato impedito ai capi dello stabilimento di non poter accedere alla fabbrica. In altre parole, un tentativo di allentare la morsa del presidio, anche rispetto agli scalpelli prodotti e mai consegnati per il blocco delle merci in uscita. Una condizione a cui i lavoratori non intendono rinunciare, anche perché decisa pochissimi giorni dopo l’annuncio di voler chiudere l’azienda. «Ci chiedono segnali distensivi – dicono dal presidio – senza però concedere il ritiro della messa in libertà. E questo non è giusto».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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