Sicurezza
La vita da rifugiato diventa “teatro-forum”
I 32 ospiti della Valdera racconteranno le loro esperienze e si scambiano con gli spettatori
PONTEDERA. Sarà il teatro-forum, un po’ spettacolo, un po’ dibattito, con il coinvolgimento degli intervenuti, ad accendere i riflettori su un progetto che, partito dalla Valdera, è diventato un’eccellenza. Tanto da essere preso a modello per l’accoglienza in Toscana. Con un giorno d’anticipo rispetto alla data nazionale (per colpa della Notte Bianca), venerdì, dalle 18, in piazza delle vittime dei lager Nazisti si celebra la “giornata mondiale del rifugiato”. «Un progetto nato a Bientina nel 2001 – sottolinea con un pizzico d’orgoglio il sindaco Corrado Guidi, che parla a nome dell’Unione Valdera – e che va vanti grazie a finanziamenti del Ministero. Riguarda l’accoglienza dei rifugiati, quelle persone che sono costrette a fuggire dai loro paesi d’origine perché rischiano la vita per la mancanza delle libertà elementari ed essenziali, che invece abbiamo». Si chiama Sprar: a Bientina, Calcinaia e a Pontedera, sono 32 i soggetti ospitati. «E seguiti – spiega Maria Chiara Panesi , presidente dell’Arci, che realizza il progetto sul territorio – in ogni loro fase: un vero e proprio percorso che porta alla loro autonomia, con lezioni di lingua, inserimenti nel mondo del lavoro».
Sono ospitati in case pubbliche o private («A Bientina – spiega Guidi – abbiamo due alloggi pubblici e uno privato: ai proprietari viene pagato regolarmente l’affitto. Sappiamo bene che in questo periodo parlare di queste cose stona un po’. Ma occorre fare una distinzione chiara e netta tra rifugiati, profughi e migranti».
Il teatro forum che venerdì servirà a celebrare la giornata mondiale, avrà come protagonisti proprio i rifugiati che sono ospitati in Valdera. «Racconteremo insieme a loro – spiega Leonardo Menciassi, responsabile del progetto – le esperienze che fanno qui in Valdera. Lo faremo con la tecnica dello spettacolo, mostrando le esperienze che fanno stando qui da noi. E a un certo punto coinvolgeremo gli spettatori, chiedendo loro di mettersi al posto dei rifugiati, per capire reazioni ai problemi che si possono presentare ogni giorno».
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