Sicurezza
IL RICORDO / Da lui ho imparato il mestiere
"Fra tre e cinque metri è sempre a fuoco": questo fu il primo consiglio che mi dette quando, ragazzino, iniziai a frequentare il suo negozio e a lavorare con lui
PONTEDERA. Fra tre e cinque metri è sempre a fuoco. Questo fu il primo consiglio che Vittorio mi dette mettendomi in mano una vecchia Nikon. Un consiglio che porterò sempre con me. Da quel momento in poi iniziò a prepararmi al lavoro di fotografo passo dopo passo. Aveva un modo di scattare foto che lasciava a bocca aperta. Una tranquillità e una sicurezza che lo distinguevano. Uscire con lui a fare servizi era un divertimento, più che un lavoro. Quanti matrimoni, comunioni e altri servizi insieme. Lavorava tutti i giorni compreso i festivi, ma non lo sentivi mai brontolare.
Ai tempi d’oro appena arrivava la primavera, passavamo tutti i fine settimana nelle chiese a fare matrimoni, anche due in un giorno. Sembrava un pilota di Formula uno, il suo pit stop era una doccia e un cambio di abito fra un matrimonio e l’altro. Che forza! In negozio aveva consigli per tutti, non perdeva mai la pazienza e più il cliente chiedeva spiegazioni e più ne dava. Il vero commerciante di una volta. Lavorare così era uno spasso. Erano i tempi del bianco e nero. Durante la pausa pranzo passavamo molto tempo in camera oscura a stampare le foto e ogni volta mi insegnava un trucco, una tecnica particolare. Arrivava l’ estate e i pochi giorni di festa che si prendeva sembrava non finissero mai. Il lavoro di fotografo ce l’aveva nel sangue. Andava orgoglioso della foto simbolo dell’alluvione di Pontedera, nel 1966, quella damigiana in corso Matteotti che scorreva accompagnata dall’ondata di piena.
Passavamo talmente tanto tempo insieme che tutti credevano che fosse mio padre, invece era mio cugino e lo divertiva il fatto che anche quando spiegavamo che eravamo figli di due fratelli, un attimo dopo ci chiamavano padre e figlio, come se non avessero sentito le nostre spiegazioni.
E’ stato un maestro, un esempio di vita per me. In questi ultimi anni, ormai in pensione, ci incontravamo quasi tutti i giorni. Sempre interessato al mio lavoro. Mi chiedeva un resoconto dei miei servizi. Mi trattava proprio come un figlio. E quando lo vedevo in giro con la macchina fotografica mi riempiva di gioia. Era in pensione si, ma lo scatto l’aveva nel sangue. Una vita passata dietro l’obiettivo. Mi mancherai Vittory, così ti chiamavo, chissà quante volte mentre scatterò foto ricorderò i tuoi consigli.
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