Il Tirreno

Pontedera

Don Lelio, pastore di anime e studioso

di Elena Battaglia
Don Lelio, pastore di anime e studioso

Santa Maria a Monte: intitolata all’ex canonico la piazza antistante la Collegiata. I ricordi di 22 anni di “servizio”

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SANTA MARIA A MONTE. Grande è la commozione per l’intitolazione della piazza antistante la Collegiata di San Giovanni Apostolo ed Evangelista al canonico don Lelio Mannari, dopo la messa vespertina di domenica. Tanti sono i ricordi di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo nell’arco dei 22 anni di servizio per la parrocchia di Santa Maria a Monte e tante le voci che intervengono per tenerne in vita la memoria.

L’amministrazione comunale ha deciso di apporre una targa col suo nome di fronte a quella che riassume la storia della pieve, per onorare la doppia vocazione di pastore di anime e studioso. I documenti che con tanta dedizione sono stati raccolti da Mannari nel corso del tempo sono oggi riuniti e catalogati nell’archivio comunale, dove si possono consultare, grazie alla cura della nipote Anna e di don Angiolo Falchi, ex parroco di Santa Maria a Monte. Il sindaco, Ilaria Parrella, esordisce leggendo alcune lettere del canonico, scritte negli anni ’70 al sindaco di allora, per invitarlo ad avere un occhio di riguardo nei confronti dei luoghi sacri del paese: «Se la piazza è diventata parte del patrimonio artistico locale lo dobbiamo a lui, che ha fatto rimuovere il parcheggio che vi sorgeva».

Monsignor Morello Morelli, amministratore diocesano di San Miniato, ne ricorda il prestigio di sacerdote che «in punto di morte donò le cornee affinché si potesse continuare a vedere attraverso i suoi occhi. Un ultimo messaggio di luce e di vita da parte di un uomo di frontiera fra l’umanità e il regno di Dio, due realtà che è sempre riuscito a coniugare con l’esempio e con le parole». «È stato un gigante al cui paragone mi sento una formichina – dice don Bruno Meini, attuale preposto della Collegiata –. Provo un po’ di “santa” invidia per il suo senso del servizio, ma questo mi stimola a imitarlo senza avere la presunzione di copiarlo. Sarei una brutta copia».

Don Giampiero Taddei, parroco di Cigoli, racconta il duro periodo dell’alluvione, quando don Mannari scendeva in mezzo al fango in prima persona per dare una mano alle famiglie in difficoltà, con spirito di carità e dedizione al prossimo. Don Angiolo Falchi, attuale parroco di Casciana Terme, parla con trasporto dei tredici anni passati al suo fianco come cappellano. «Era il 1967, da poco si era tenuto il Concilio e si respirava aria di riforma liturgica. Mannari aveva fama di essere un conservatore dedito allo studio del latino, ma si dimostrò il contrario. Si prodigò affinché anche Santa Maria a Monte avesse la sua scuola media. La sua carità era silenziosa e illimitata: se n’è andato prima di festeggiare il cinquantesimo di sacerdozio, che aveva rimandato al 1981 per accogliere i terremotati dell’Irpinia nel 1980».

Un ultimo ricordo è quello di due studenti: Paolo Morelli, ora professore del liceo “XXV Aprile” di Pontedera, e Renato Colombai, collaboratore del giornale diocesano “La Domenica”, che testimoniano «il rapporto che aveva con molti giovani che si affacciavano alla ricerca storica. Fu un pioniere della ricerca in archivio: recuperava documenti a partire dai quali ricostruiva le storie».

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