Il dolore
Ponsacco, in arrivo altri sei profughi
Il sindaco Brogi: «Qui non ne avevano ancora ospitati, stiamo facendo la nostra parte»
PONSACCO. Da alcuni giorni, sono arrivati i primi sei profughi a Ponsacco, altri sei arriveranno a breve (dodici in totale). Il tam tam dei socials ha diffuso molte notizie inesatte. Una conversazione col sindaco Francesca Brogi ha aiutato a chiarire diversi aspetti.
Il prefetto ha obbligato le amministrazioni locali ad accogliere i profughi?
«No. In linea di principio, la prefettura potrebbe obbligare le amministrazioni ad accogliere i profughi, requisendo immobili inutilizzati. Ma di solito, non avviene. Collaborando con la prefettura, le amministrazioni hanno voce in capitolo e possono così scegliere i luoghi più idonei alla collocazione di queste persone. E questa volta, Ponsacco è stato chiamato a fare la propria parte».
La gente è preoccupata dall'arrivo dei profughi, teme infiltrazioni di integralisti o delinquenti comuni.
«Questi giovani profughi sono assai più spaventati dei ponsacchini, non conoscono la lingua e si trovano in un ambiente nuovo. Sono persone dalla fedina penale immacolata».
Dove sono alloggiati?
«Non avendo immobili pubblici, abbiamo dovuto rivolgerci ai privati. Abbiamo trovato un appartamento per i primi 6 profughi, manca ancora il secondo per gli ultimi sei».
Quanto costerà tutto questo alla cittadinanza?
«Niente, i soldi arrivano dal governo e dall'Europa».
Si parla di una diaria di 35 euro messa quotidianamente a disposizione di ciascun profugo.
«La cifra è corretta, ma non si pensi che questi soldi finiscano nelle mani dei profughi, l'importo viene gestito da associazioni e cooperative che devono fornire i servizi: vitto, alloggio e tutto il resto».
Le sei persone arrivate a Ponsacco sono profughi provenienti da Siria ed Eritrea?
«No, tre provengono dal Malì e tre dal Senegal».
In Senegal non c'è guerra. Com'è possibile che siano inseriti in un percorso riservato ai profughi?
«Non scegliamo chi accogliere, è la prefettura che ripartisce le persone nei comuni».
E' possibile che le persone alle quali non sarà riconosciuto lo status di rifugiato tentino la fuga; ci sono controlli specifici?
«Controlli specifici in questo senso non ce ne sono, queste persone sono comunque seguite quotidianamente da una cooperativa».
Come passano il tempo i profughi?
«Hanno iniziato a studiare l'italiano. Si tratta di un percorso integrativo che andrà avanti fino a quando non riceveranno una risposta alla domanda di rifugiato politico o il permesso di soggiorno».
Possono essere impiegati in attività socialmente utili?
«In teoria sì, ma chi svolge un'attività lavorativa, deve essere assicurato: è un costo, non è così facile collocarli. Ci stiamo comunque impegnando per trovare una soluzione. A breve, ci sarà un incontro col le associazioni: l'idea è di coinvolgerli in attività di volontariato».
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