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Cultura a San Miniato

Isidoro Falchi, una mostra con reperti archeologici

Isidoro Falchi, una mostra con reperti archeologici

SAN MINIATO. Centododici anni fa un medico appassionato di archeologia portò alla luce a Populonia meravigliosi oggetti etruschi. Era Isidoro Falchi, nato a Montopoli Valdarno nel 1838, eclettico...

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SAN MINIATO. Centododici anni fa un medico appassionato di archeologia portò alla luce a Populonia meravigliosi oggetti etruschi. Era Isidoro Falchi, nato a Montopoli Valdarno nel 1838, eclettico protagonista di quella particolare epoca che unì la passione scientifica al patriottismo - si imbarcò con i Mille di Garibaldi e fu consigliere comunale - e subì il fascino della modernità così come quello della storia antica. Gli scavi archeologici allora non erano regolamentati come lo sono oggi, ma la formazione del dottor Falchi fece sì che il suo approccio fu scientifico, tanto da redigere un diario di scavo simile alle attuali relazioni tecniche delle Soprintendenze. A lui e a venti tra i più importanti pezzi rinvenuti a Popolunia è dedicata la mostra dal titolo “La scoperta archeologica di Populonia: Isidoro Falchi - La tomba delle Idrie di Meidias, con un omaggio di Rodolfo Meli”, organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica ed il Polo Museale della Toscana presso la prestigiosa e storica sede di Palazzo Grifoni, e aperta fino al 28 giugno ad ingresso gratuito con orario martedì-venerdì 10-13/15-18 e sabato, domenica e festivi 10-19. L'esposizione è curata dall'archeologo Andrea Camilli, funzionario archeologo per l'area di Populonia e Baratti, mentre l'allestimento delle tele di Rodolfo Meli è ad opera di Paolo Bitossi. Tra gli oggetti esposti, concessi dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana, spiccano due straordinarie idrie, vasi attici per l'acqua decorati da Meidias, uno dei massimi esponenti della pittura vascolare ateniese del quinto secolo a.C.. Finemente dipinte e con ancora presente parte della doratura originale, le idrie ed il corredo che da esse prende il nome sono conservati nei depositi del Museo di Firenze e raramente sono visibili al pubblico, se non quando esposti in eventi temporanei. L'esposizione è completata dalla documentazione di archivio inerente gli scavi del Falchi, e da un gioiello in oro identificato dal suo scopritore e disegnato in una delle relazioni del medico.

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