Sicurezza
Fontanelli «Prevale la richiesta di novità»
PISA. «La delusione è proprio forte», ammette Paolo Fontanelli, deputato del Pd, sul proprio blog. Esponente di Sinistra Dem, è evidentemente tra i primi a cui si riferiscono i renziani quando...
PISA. «La delusione è proprio forte», ammette Paolo Fontanelli, deputato del Pd, sul proprio blog. Esponente di Sinistra Dem, è evidentemente tra i primi a cui si riferiscono i renziani quando parlano di vento di cambiamento nel partito provinciale e cittadino. «Io ho fatto la battaglia con e per Francesco Nocchi, insieme ad altri - aggiunge Fontanelli -. Le otto candidature pisane erano molto competitive, non c’è stata una scelta di indicazioni prioritarie del partito, se non quella dei capilista decisa dalla direzione regionale. E, di fatto, ogni candidato ha fatto la campagna per conto proprio. Non ce l’abbiamo fatta. La nostra battaglia politica non ha convinto, non ha trovato le adesioni necessarie. Le ragioni sono indubbiamente diverse e saranno oggetto di un attento esame. Ma un segno politico credo che sia chiaro: anche nei nostri elettori, in un contesto di forte malessere verso il sistema politico, prevale una richiesta di novità rispetto alla continuità. E ciò si riverbera anche sui gruppi dirigenti. Certo questo non significa che le reti organizzate di relazioni non contano. Contano eccome! Semmai è il concetto e il peso del partito che conta molto di meno». Ma è «indiscutibile - argomenta l’ex sindaco - la domanda di nuovo che sta nel successo di Alessandra Nardini. In questo senso sento di essere anch’io, più di altri, parte in causa di questa sconfitta, facendo parte del gruppo dirigente da un po’ di tempo, e mi dispiace molto per Francesco che invece merita di essere ringraziato per il suo limpido impegno e per il suo costante richiamo al Pd come soggetto collettivo, come squadra».
«Ora si apre una fase nuova - prosegue Fontanelli - che porterà alla formazione di un nuovo gruppo dirigente a cui saranno affidati i compiti e le responsabilità per tenere insieme un partito composito, che ha bisogno di ritrovare le condizioni per un nuovo radicamento sociale. Una sfida difficile e non scontata, che non può vivere e svilupparsi sulla base dell’ombra riflessa di un leader nazionale, come in un certo senso dimostrano anche i risultati della Liguria». Sull’amico-nemico rieletto Enrico Rossi: «Non aveva avversari credibili e ha vinto a mani basse. L’unica cosa storta è la crescita della Lega, che ha raccolto anche qualche nostro elettore. Ma è un problema più culturale che politico».
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