Sicurezza
Piaggio: Giovannino diventa un caso
È un coro unanime a favore del giovane Agnelli, da chi lo ha conosciuto al sindaco: «Scelta di difficile interpretazione»
PONTEDERA. Un cambio di look. Una scelta aziendale. Una rivoluzione che mette sotto i riflettori il “presente” e si slaccia, almeno in parte, dalle radici. Il restyling del Museo Piaggio non è passato inosservato e, viene da dire, come avrebbe potuto farlo? Perché se fossero stati spostati alcuni esemplari di Vespa da un padiglione all’altro probabilmente solo i più attenti osservatori avrebbero notato il cambiamento, ma se a mutare è addirittura l’intestazione del museo la novità non è più un particolare rintracciabile da un pubblico ristretto.
Soprattutto se a essere chiamato in causa è Giovanni Alberto Agnelli, nipote di Donna Paola Piaggio, personaggio tra i più amati in assoluto a Pontedera. “Giovannino”, come lo chiamavano tutti, prima di morire stroncato dal cancro nel ’97 si era adoperato affinché l’Attrezzeria Piaggio diventasse un centro di raccolta e esposizione della storia dell’industria. Il progetto è stato realizzato nel 2000. Quello che una volta si chiamava “Museo Piaggio Giovanni Alberto Agnelli”, oltre 40mila visitatori accolti nel 2014, da qualche tempo ha subìto una modifica nella denominazione. Il nome del giovane ex presidente non c’è più. Cosi come è stata rimossa la sua gigantografia all’ingresso della galleria. Chi ha conosciuto e frequentato Giovanni Alberto Agnelli sa bene quanto tenesse al museo.
Le reazioni. «Cosa? Non sapevo niente. Mi sembra strano». Giancarlo Carleschi, ragioniere che per anni ha amministrato i beni di Agnelli, stenta a crederci. «Il museo è stata una sua idea e infatti gli era stato intitolato. Ho sempre conosciuto il posto come Museo Piaggio Giovanni Alberto Agnelli». Ha appena finito di sfogliare Il Tirreno invece Luigi Bachini, titolare del ristorante Quattro Gigli di Montopoli. La notizia del cambio di intestazione non riesce a digerirla, lui che nel novembre del ’96 doveva ospitare il pranzo di matrimonio di Giovanni Alberto Agnelli e la moglie Frances Avery Howe. «Sui giornali vennero resi i noti i nomi dei partecipanti - dice - e allora decise di radunarli nella sua residenza, in Varramista. Ricordo che gli consegnai 45 sottopiatti, decorati per l’occasione con i motivi pubblicitari Piaggio. Credo che insieme all’ingegner Corradino D’Ascanio, Giovannino sia una personalità storica dell’industria e come tale deve essere ricordata».
Parla il sindaco Millozzi. Contattato telefonicamente Simone Millozzi preferisce non rilasciare dichiarazioni. «Ho scritto tutto sulla mia pagina Facebook - spiega - e quello è il mio pensiero». Millozzi affida la sua visione al social network più famoso del mondo e scrive: «Premesso che il Museo Piaggio è di proprietà dell’azienda e le scelte competono a essa soltanto, la decisione mi sembra singolare e di difficile interpretazione. Il giovane Agnelli ha rappresentato nella storia della città un interlocutore attento e sensibile alle istanze del territorio e del mondo del lavoro. Viene ricordato ancora oggi con affetto e gratitudine». Poi, in conclusione: «La storia di Giovanni Alberto Agnelli è legata indissolubilmente alla storia di Pontedera e per quanto mi riguarda nell’imminente riqualificazione del Dente Piaggio troverò senz’altro il modo di rafforzare e rendere attuale questo legame».
Tommaso Silvi
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