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Pontedera

Il calo di richieste del “Big Bit” fa paura alla Smith

di Andreas Quirici
Il calo di richieste del “Big Bit” fa paura alla Smith

È lo scalpello di punta: se ne producevano sessanta ma adesso si arriva a malapena a 40. Inciderà nel piano?

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SALINE DI VOLTERRA. Sessanta e quaranta. Sono i numeri che mettono paura ai lavoratori della Smith Bits in prospettiva del piano industriale che l’azienda dovrebbe presentare entro la metà di giugno.

Un piano che «terrà conto del ridimensionamento del gruppo Schlumberger, che controlla la stessa Smith e del calo delle richieste del mercato per quanto riguarda gli scalpelli per le perforazioni petrolifere», come spiegato dall’amministratore delegato, Giuseppe Muzzi durante l’incontro al ministero dello sviluppo economico a Roma.

Un calo di produzione che non riguarda i cosiddetti Big Bit, gli scalpelli maggiormente prodotti a Saline, ma che impiega poco meno della metà dei 139 lavoratori che rischiano il posto.

I Big Bit sono il prodotto di punta dello stabilimento volterrano. Sono scalpelli con un calibro medio grande, da 19 a 36 pollici. E che vengono utilizzati nelle operazione di perforazione soprattutto dalle aziende che si occupano di idrocarburi,

L’amministratore delegato di Smith Giuseppe Muzzi ne ha parlato come l’elemento che caratterizza Saline.

A pieno regime se ne producono tre al giorno, cioè 15 a settimana che in un mese fa sessanta.

E proprio 60 è il numero di dipendenti legati a questa produzione, fra operai, manutentori, addetti al controllo qualità, saldatori e progettisti.

Solo che la diminuzione della richiesta da parte del mercato ha portato a una produzione attuale quantificabile in 40 al mese con altrettanti dipendenti coinvolti nella realizzazione dei Big Bit.

E la preoccupazione è proprio quella che l’azienda faccia leva su questi numeri per annunciare un piano da “bagno di sangue” in termini occupazionali, con una notevole quantità di personale dichiarata in esubero.

E il resto? La domanda è stata la più gettonata sui pullman di ritorno da Roma. Ma è anche la più difficile a cui rispondere.

Si è parlato di ammortizzatori sociali e di interventi che le istituzioni possono mettere in campo per sostenere i redditi dei lavoratori.

Ma per quanto tempo? Altra domanda su cui si è dibattuto molto tornano a Saline dalla capitale. I termini di cassa integrazione, contratti di solidarietà, mobilità sono quelli noti. Ma il timore maggiore è quello che Smith punti dritto a potenziare (come ha già fatto) il suo stabilimento di Ponca City, negli Usa che, al momento, non è in grado di realizzare la qualità produttiva di quello italiano. Ma lo sarà nel giro di pochi anni.

E a quel punto cosa ne sarà della fabbrica di Saline? «Domande legittime, ma a cui è impossibile dare risposta finché non si vedrà il piano industriale», rispondono i sindacati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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