Sicurezza
Città del teatro, ultimi giorni prima dei tagli
Le proposte messe in campo: la riduzione degli stipendi del dodici per cento o scattano i primi licenziamenti
CASCINA. Giorni decisivi per "La Città del Teatro". Oggi pomeriggio i lavoratori del teatro di Cascina si riuniranno in assemblea per discutere e valutare l'ultima proposta avanzata dal consiglio di amministrazione della Fondazione.
È invece previsto per venerdì un nuovo incontro tra i vertici dell'ente e i rappresentanti di sindacati e lavoratori. Un calendario fitto, dato che la richiesta della dirigenza del teatro è quella di arrivare alla conclusione della trattativa, che va ormai avanti da alcuni mesi, entro l'inizio di giugno.
Il confronto, dai toni piuttosto accesi, è stato avviato per mettere in sicurezza i conti della Fondazione teatrale dopo una serie di 14 anni di bilanci in passivo. A fine gennaio il presidente della Fondazione, Michelangelo Betti, aveva presentato un primo piano di revisione della spesa che passava per il licenziamento del direttore tecnico e l'esternalizzazione del servizio di pulizia della struttura, fino a oggi effettuato da due addette part-time. Insieme ad altre misure di impatto più ridotto l'obiettivo era quello di centrare 90mila euro di risparmio annuo, salvando tutte le attività.
Nelle settimane successive lavoratori e sindacati hanno avanzato una proposta alternativa, che secondo le stime del Cda era però lontana dagli obiettivi economici prefissati. Tra incontri e "quasi rotture" la trattativa è andata avanti e le dirigenze della Fondazione hanno presentato un nuovo piano di revisione della spesa, con una riduzione dei costi che mantiene invariato l'organico. Nel secondo piano viene richiesta una autoriduzione dello stipendio del 12% per il personale a tempo indeterminato, la cancellazione degli integrativi extrastipendi e la trasformazione di un tempo pieno in part-time. Se siglato l'accordo potrebbe essere rivisto dopo la chiusura del bilancio 2016.
L'assemblea dovrà oggi esprimersi su quest'ultimo piano di revisione della spesa, che può essere attuato solo con il consenso dei lavoratori. In caso di rifiuto il Cda completerà l'attuazione del primo piano di revisione. Altri spazi di trattativa, dopo mesi di confronto, non sembrano esserci.
E l'approssimarsi degli appuntamenti decisivi ha portato a un proliferare di prese di posizione. Per Maurizio Coroni, tecnico del teatro e iscritto Cobas, è arrivato il momento di azzerare i tagli, visti i buoni risultati della stagione teatrale e dell'anno 2014. Per Francesca Pompeo, una delle attrici della Fondazione, è necessaria una maggior trasparenza nelle scelte operate dai vertici del teatro, dal Comune di Cascina e dalla Provincia di Pisa. I Cobas criticano invece la gestione, chiedendo tra l'altro maggiori contributi da parte del Comune di Cascina, mentre Stefano Del Punta della Cgil e Silvia Cosci della Cisl accusano il presidente di "omissioni ed inesattezze" e di aver creato "il caos assoluto". In un comunicato stampa il presidente della Fondazione respinge tutte le accuse, segnalando di aver fornito a sindacati e lavoratori tutti i bilanci degli anni passati e sottolineando la volontà di garantire un futuro alla Fondazione e la volontà di evitare che i cittadini cascinesi si trovino di nuovo a pagare debiti del teatro.
E a pochi giorni dal voto la vicenda del teatro cascinese trova l'attenzione anche di Tommaso Fattori, candidato a presidente della Regione per la lista "Sì-Toscana a Sinistra". Per Fattori le scelte operate puntano a una "progressiva mercificazione della cultura", in cui "le logiche di una presunta efficienza economica e gestionale sono state in realtà il paravento con cui giustificare una politica che complessivamente tende alla riduzione degli spazi culturali diffusi sul territorio e all'accentramento sia in termini di risorse sia di strutture, al fine anche di favorire processi di ingresso sempre più capillare di soggetti privati".
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