Il Tirreno

Pontedera

sanità che non va

In barella un giorno e mezzo in attesa di un posto letto

di Francesca Suggi
In barella un giorno e mezzo in attesa di un posto letto

Pontedera: i familiari denunciano il caso con un esposto dopo la morte della donna. "Ricovero da incubo, anche il materasso per il problema di decubito è arrivato dopo 5 giorni"

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PONTEDERA. Ventinove, interminabili ore. Più di una giornata intera sdraiata su un lettino del pronto soccorso, completamente inadatto alla piaga di decubito della paziente, in attesa di un ricovero adeguato. Succede a metà aprile. Oggi l’anziana donna di Cascine di Buti non c’è più e suo figlio vuole denunciare a gran voce «quella settimana di permanenza da incubo all’ospedale Lotti di Pontedera, dove al di là delle condizioni cliniche di mia madre, ho trovato una assistenza medica e infermieristica pessima, inaffidabile e senza alcun tipo di coordinamento», tuona Enrico Taliani.

Nelle settimane scorse un caso simile, sempre all’ospedale di Pontedera. Questa volta la protesta diventa un vero e proprio esposto diretto ai vertici dell’ azienda Asl 5 e al Tribunale del malato di Pisa. «Nessuno mi restituirà mia madre, ma voglio rendere pubblica la gravità di quanto abbiamo subito per evitare che situazioni del genere accadano ancora», premette Taliani e va nei particolari di quanto, a detta sua, subito dalla madre dal 17 al 24 aprile.

La 81enne di Cascine di Buti intorno alle 14.30 del 17 aprile viene portata dal figlio al pronto soccorso per grave anemia. “Come si legge nella lettera di dimissioni”, ci tiene a precisare Taliani. Il racconto è accorato: «Mia madre stava male, la grave situazione di decubito sacrale non le permetteva di stare sul rigido lettino con ruote del pronto soccorso ma a nessuno è importato: mia mamma è rimasta là fino alle 19.30 di sabato 18 aprile quando e’ stata trasferita in Medicina 1. Il materassino con compressore per la sua piaga è arrivato 5 giorni dopo il ricovero».

L’amaro in bocca è tanto. «In quelle 29 ore - è un fiume in piena - non le e’ stata portata né acqua, né thè, né cibo, ed ho dovuto provvedere a recuperare qualcosa personalmente». Il racconto è denso di particolari. «Nonostante i livelli di emocromo fossero bassi mi è stato fatto presente che tali livelli non erano cosi gravi da dover autorizzare una trasfusione, che poi è stata fatta nella notte tra sabato 18 e dom. 19 aprile».

Intanto i giorni passano e il materasso adeguato per il problema decubito dell’anziana non arriva. «Una volta nel reparto ho fatto di nuovo presente il problema decubito e il personale infermieristico in più occasioni in maniera scortese e poco professionale, mi ha detto che il materasso con compressore era stato già richiesto a Pisa e di non preoccuparmi. Il materasso e’ arrivato solo nella giornata di mercoledì 22 aprile. Tutto ciò ha causato un irreversibile aggravamento della piaga, che e’ stata anche una delle cause del suo decesso, avvenuto il 16 maggio scorso. Ci tengo a sottolineare che le condizioni mediche del decubito prima di andare in ospedale erano buone, come potrò certificare dalle cartelle mediche delle medicazioni che venivano effettuate a domicilio dal personale del distretto sanitario di Bientina. Condizioni diventate poi irrecuperabili al suo rientro a casa dopo una sola settimana di permanenza all’ ospedale Lotti di Pontedera», rincara Taliani.

Lamentele anche sul fronte del confronto con i medici di turno. «Ogni volta che tentavo di parlare con un medico mi veniva detto che doveva riferire con il collega del turno o giorno precedente perché lo stesso non conosceva la situazione, passando il caso da uno all’altro, come pure in più occasioni mi è stato detto che c’era poco da fare vista l’età e le condizioni generali. La lettera di dimissioni è stata fatta a fine turno di venerdì 24 aprile in fretta e furia dal medico in turno, omettendo anche una serie di farmaci che prendeva regolarmente e non dando indicazioni precise e dettagliate su possibili altri controlli importanti da effettuare sulla paziente. Non credo che questo sia un atteggiamento professionale di una clinica ospedaliera».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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