Lutto
Se la violenza è di genere, sono tanti i casi in Valdera
Cosa prevede il progetto regionale per la cura e la tutela delle fasce deboli Tante le persone che possono diventare vittime di abusi o di maltrattamenti
PONTEDERA. Quando l’operaia di Perignano è arrivata all’ospedale con gli occhi tumefatti e il corpo coperto dai segni lasciati da calci, pugni e bastonate il personale del pronto soccorso ha attivato, con il consenso della donna, il codice rosa. Un protocollo che prevede interventi di cura e tutela nei confronti di persone che a causa della loro condizione di fragilità più facilmente possono diventare vittime di abusi o maltrattamenti. La maggior parte delle donne che sono state inserite in questo percorso al pronto soccorso del Lotti hanno un’età compresa tra i 39 e i 43 anni: 23 sono italiane, 5 straniere. Tra i casi trattati al Lotti c’è anche quello di un bambino di due anni, un caso nella fascia di età tra 7 e 11 anni, 6 nella fascia tra 15 e 18 anni. Dalla fotografia che emerge dai numeri dell’Asl le violenze in famiglia sono un problema trasversale, non tipicamente un fenomeno che si verifica nelle famiglie straniere. Anzi, si tratta per lo più di maltrattamenti che coinvolgono italiani. Le donne maltrattate e poi costrette a ricorrere alle cure dell’ospedale, nella fascia di età tra 29 e 39 anni, sono stati 19 italiane e sette straniere. Molte storie non vengono alla luce. Spesso le vittime di violenze non trovano il coraggio di denunciare, altre non vogliono parlare della loro condizione. A differenza della donna picchiata sabato dal marito, a Perignano. Lei ha scelto di rendere pubblica la sua storia anche per proteggersi. Nessuno potrà dire di non sapere. La sua situazione dovrà essere seguita dai servizi sociali, come previsto anche dal protocollo del codice rosa. In Valdera i servizi della rete fanno riferimento al centro di coordinamento zonale che ha sede al consultorio familiare.
Il progetto prevede che la vittima che accese al pronto soccorso dopo essere stata picchiata o aggredita possa seguire un percorso di accoglienza protetta che riduca il suo disagio.
Aiuti e assistenza che non possono essere attivati, spiegano dall’ospedale Lotti, senza il consenso della persona interesata che spesso, succede soprattutto alle donne picchiate dai loro uomini, hanno bisogno di ambienti protetti dove andare a vivere se vogliono evitare altre aggressioni o che la loro vita sia in pericolo.
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