Il Tirreno

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Il miracolo del coraggio che ha vinto sul fuoco

Cristiano Marcacci
Un reparto della nuova sede del salumificio Rosi
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Un reparto della nuova sede del salumificio Rosi

Nuova sede da oltre tre milioni per il salumificio Rosi, distrutto da un incendio nell'ottobre del 2012

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SANTA MARIA A MONTE. Siamo a Cerretti, piccola frazione del comune di Santa Maria a Monte. Qui c’è una storia straordinaria da raccontare. Una storia di forza, coraggio, determinazione, voglia di non arrendersi al destino drammatico e beffardo, desiderio di ripartire quanto prima e di continuare ad investire nel futuro, credendoci ancora, nonostante il passato.

Nonostante quanto successe quella maledetta notte tra il 6 e il 7 ottobre 2012, quando un violentissimo incendio rase completamente al suolo il salumificio Rosi. Una florida e consolidata attività distrutta nel giro di poche decine di minuti. Ottocento metri quadrati divorati dal fuoco. Anni e anni di sudore e fatica buttati via dalla sera alla mattina.

La disperazione seguente a quell’evento sarebbe stata in grado di piegare le gambe e cambiare la testa di chiunque. Ma non dei titolari, i fratelli Silvio e Riccardo Rosi, che non si sono mai arresi. Nemmeno per un attimo hanno pensato di rinchiudersi a piangere dentro le loro case. E hanno lottato. Per rinascere dalle ceneri, più forti di prima. E con loro gli otto dipendenti che non hanno mai abbandonato la “causa”. Anche perché, grazie all’intraprendenza e alla generosità della famiglia Rosi, in questi due anni e mezzo nessuno è stato mai licenziato e nessuno è stato mai messo in cassa integrazione.

Il 24 maggio è arrivato il gran giorno. Dopo qualche mese di collaudo, alle 16 è in programma il taglio del nastro della nuova sede. Nella stessa area in cui le fiamme imperversarono incontrollate poco prima dell’alba di una domenica mattina, sorge ora un nuovo capannone, più grande di quello precedente (ora misura ben 1.300 metri quadrati) e all’avanguardia dal punto di vista delle attrezzature disponibili per la lavorazione e il commercio della carne fresca per macellerie e la produzione di salumi.

La luce in fondo al tunnel annerito dal passaggio del fuoco significa in soldoni oltre tre milioni di euro. È l’investimento che i fratelli Rosi hanno sostenuto per ripartire e rilanciarsi alla grande sul mercato.
«Quella notte – racconta Silvio Rosi – andò tutto perduto. Noi abitavamo, e abitiamo, nelle vicinanze dell’azienda, ma quando il fumo e le fiamme furono notati da dei ragazzi che rientravano dalla discoteca, era già troppo tardi. All’interno il fuoco aveva distrutto tutto e fu impossibile fare qualcosa. In pochi minuti le strutture collassarono. Ma non ci perdemmo d’animo. Nonostante il conseguente e fulmineo azzeramento del fatturato, riuscimmo a mantenere i dipendenti, facendo un orario ridotto ma lavorando tutti e prendendo in affitto un paio di locali a San Miniato, dove portammo almeno avanti una parte della lavorazione della carne fresca».

A Silvio si umidiscono gli occhi ripensando all’ottobre 2012 e ai mesi immediatamente successivi, ma il volto torna a sorridere in pochi secondi quando ci illustra e ci fa visitare il nuovo salumificio.
«Dopo l’incendio – ci spiega sempre Silvio – il nostro periodo di riflessione è stato davvero brevissimo. Una volta deciso di andare avanti, siamo andati in giro per l’Italia a visionare numerosi stabilimenti di questo tipo e abbiamo scelto la tipologia che più si adattava alle nostre esigenze. Poi, ci siamo rivolti ad un pool di professionisti che costruiscono esclusivamente industrie di tipo alimentare. Quanto è possibile vedere oggi rappresenta un mezzo miracolo, perché le fondamenta hanno avuto inizio nel gennaio 2014 e un anno dopo, lo scorso gennaio, era già praticamente tutto pronto».

La favola dopo l’incubo ci dice anche che Rosi si sta riappropriando pian piano del proprio spazio sul mercato. «In queste settimane – conclude Rosi – si sta concludendo la fase della messa a punto. Dopo aver riattivato i canali della grande distribuzione, spero che con la messa a regime dello stabilimento e della produzione (oltre ai salami faremo anche salsicce, pancette e finocchione) si possa anche puntare ad incrementare l’occupazione procedendo con qualche assunzione».
 

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