Il Tirreno

Pontedera

Con Dino e Luca a Palaia i fascisti si mangiano

di Cristiano Marcacci
Con Dino e Luca a Palaia i fascisti si mangiano

Grazie ad un anziano il macellaio Marianelli si è imbattuto in un antico piatto, gli involtini ricavati nell’arista

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PALAIA. Ma i fascisti sono cattivi? «Macché – potrebbero rispondere molti anziani di Palaia e dintorni –. Enno parecchio boni».

Il riferimento non è ovviamente all’ideologia politica, ma alla gastronomia e alle tradizioni culinarie della zona. A Palaia e nelle sue frazioni, infatti, i fascisti si mangiavano e c’è chi continua ancora a farlo.

Ma cos’è il fascista? È un secondo piatto fatto con la carne del maiale. È praticamente un involtino ricavato nell’arista con dentro un battuto di rosmarino e aglio. Perché fu chiamato così non è dato saperlo con esattezza, ma è molto probabile che il nome derivi dal simbolo del fascismo, il fascio littorio, un fascio di bastoni di legno legati stretti stretti grazie a delle strisce di cuoio.

Chi li ha mangiati giura che siano buonissimi. Li ha sperimentati di recente il nuovo macellaio del paese, il norcino-artista Luca Marianelli, titolare dell’omonima attività a Montopoli Valdarno. È grazie a lui, che ha salvato dalla chiusura la storica macelleria Pacini di piazza della Repubblica rilevandone la gestione, se i fascisti torneranno presto a Palaia e sulle tavole dei loro abitanti. Marianelli non potè rimanere indifferente quel giorno in cui nel suo negozio entrò un pensionato chiedendogli i fascisti.

«La richiesta – racconta Luca Marianelli – mi incuriosì subito e cercai di capire meglio. Gli chiesi immediatamente cosa fossero. Quando mi accorsi che chi avevo di fronte conosceva bene la lavorazione del maiale, non persi tempo. Gli dissi di tornare in macelleria proponendogli di preparare i fascisti insieme».

Il pensionato in questione è Dino Pancanti, classe 1933, ex dipendente della fattoria San Michele a San Gervasio. Fino ad alcuni decenni fa era considerato uno dei migliori norcini su piazza. Tantissime famiglie lo chiamavano e lui andava a lavorargli il maiale a domicilio. Ne faceva circa quaranta all’anno. «In quegli anni – dice Dino – ogni casa con un orto o un po’ di terra aveva un maiale. I fascisti non sono altro che degli involtini che contengono un battuto piuttosto saporito e che vengono messi a cuocere nello strutto. Terminata la cottura, vengono quindi messi sott’olio in un vaso di vetro. Sono buonissimi».

Dino non si è fatto sfuggire l’opportunità di tornare indietro nel tempo. E ha accettato senza alcuna esitazione la proposta di rimettersi il grembiule e di riprendere in mano gli “attrezzi” del mestiere. Ma stavolta non era solo. Accanto a lui c’era appunto Luca Marianelli, che ha “spiato” i segreti dei fascisti per riproporli presto nella sua macelleria.

(crimar)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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