Il Tirreno

Pontedera

a san miniato furono arrestate due persone

Due anni fa un colpo simile

Due anni fa un colpo simile

E a dicembre il carburante da Cascina arrivò in mare a Calambrone

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PONTEDERA. Come una mucca da mungere. Così se lo immaginano l’oleodotto che dalla raffineria Eni di Stagno, alle porte di Livorno, arriva fino a Prato. Quello di ieri nell’area industriale tra i comuni di Santa Croce sull’Arno e San Miniato non è il primo tentativo di furto, con il sistema del buco sui tubi dell’impianto, per emungere carburante da portare via, vendere e guadagnarci soldi.

Nello stesso punto, a maggio del 2013, furono scoperte due persone che, in piena notte, stavano cercando di rubare benzina.

Un’operazione che ha rischiato, all’epoca, di trasformarsi in tragedia (potevano saltare per aria) e in catastrofe, per i danni ambientali provocati dalla benzina dispersa nei campi. Era maggio di due anni fa. Precisi. I due - entrambi di origine romeni ma domiciliati a Roma - vennero arrestati. Anche in quell’occasione l’allarme scattò quasi subito. E dall’alba fino a metà della mattinata, i treni rimasero bloccati tra le stazioni di Pontedera ed Empoli. La notte in cui vennero arrestati i 2 avevano scavato una buca profonda un metro e sessanta centimetri ed erano pronti a riempire dei bidoni, già caricati su un furgone.

Un altro tentativo di furto, finito poi con la dispersione nell’ambiente di fiumi di benzina, si è avuto - alle porte di Pontedera, al confine con il Comune di Cascina - all’inizio di dicembre dello scorso anno. Anche allora il danno ambientale ebbe notevoli conseguenze: il carburante si riversò nel terreno, nel vicino Scolmatore e arrivò addirittura nelle acque del mare, nella zona di Calambrone. Si ipotizzò il fatto che i ladri avessero agito ripetutamente, con quel sistema. Che avevano escogitato un modo per poter portare via il carburante - gasolio o benzina - senza che se ne accorgesse nessuno, agendo nei momenti in cui nell’impianto c’è la pressione al minino. Infatti, il calo improvviso di pressione, nei condotti che collegano la raffineria costiera alle zone interne della Toscana, fa scattare subito l’allarme. Ed è quello che è avvenuto l’altra notte e che ha permesso di scoprire - dopo un attento sopralluogo dei tecnici dell’azienda Eni - lo sversamento del liquido nei terreni.

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