Proteste
Ex Gozzini: la bonifica non spetta ai liquidatori
SANTA CROCE. Il Tar della Toscana ha ribadito la linea: i liquidatori della “Primavera 90”, la cooperativa proprietaria delle ex officine Gozzini, non possono essere chiamati in causa per la...
SANTA CROCE. Il Tar della Toscana ha ribadito la linea: i liquidatori della “Primavera 90”, la cooperativa proprietaria delle ex officine Gozzini, non possono essere chiamati in causa per la bonifica dell’amianto.
Lo dice la sentenza pubblicata in questi giorni dal Tribunale amministrativo di Firenze, che ha accolto il ricorso dei liquidatori contro l’ordinanza del 20 maggio 2014, firmata dall’allora sindaco Osvaldo Ciaponi, con la quale si chiedeva ai curatori di rimuovere l’amianto almeno nelle parti più degradate. Ricorso che i giudici hanno ritenuto di accogliere, ribadendo nei fatti le stesse conclusioni già espresse in una precedente sentenza del febbraio 2014. Già una prima volta, infatti (era l’ottobre 2013) il sindaco Ciaponi aveva provato a chiamare in causa i liquidatori di “Primavera 90” per mettere mano al problema dell’amianto. Immediato il ricorso con conseguente sentenza di accoglimento, a cui l’amministrazione aveva risposto con l’ulteriore ricorso al Consiglio di Stato (tutt’ora pendente), e pochi mesi dopo con una seconda ordinanza che chiedeva la rimozione delle lastre in eternit più deteriorate. Per tutta risposta, i liquidatori presentarono un nuovo ricorso arrivato adesso a sentenza.
Per l’ennesima volta, quindi, i giudici hanno ricordato al Comune di Santa Croce che «i curatori fallimentari non possano essere destinatari di ordinanze sindacali dirette alla bonifica di siti inquinati», anche alla luce del fatto che «il degrado dell’area risale ad un periodo precedente la nomina dei curatori stessi». Una bocciatura, insomma, della linea del “chi inquina paga” con la quale l’amministrazione aveva tentato di convincere i giudici. Adesso, quindi, a meno di clamorosi ribaltoni in Consiglio di Stato, la palla torna tutta nelle mani del Comune.
«Anche se è bene sottolineare - dice il sindaco Giulia Deidda – che nella sentenza non è specificato quale sia il soggetto cui spetti intervenire». Ad ogni modo, già dallo scorso novembre, l’amministrazione ha acquisito i risultati della mappatura commissionata sulle coperture dell’ex stabilimento, con tanto di stima dei costi necessari per la rimozione delle parti più fatiscenti e pericolose.
Una questione che dallo scorso gennaio viene seguita passo passo all’interno di un apposito tavolo tecnico-politico che tornerà a riunirsi lunedì. «L’amministrazione comunale - spiega Giulia Deidda – sta già predisponendo gli atti necessari per il primo intervento di rimozione dei materiali oggetto dell’ordinanza e a suo tempo indicati dagli organi di controllo: si tratta in particolare delle lastre di cemento amianto frantumate e cadute a terra nonché di quelle danneggiate».
Giacomo Pelfer
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