Il Tirreno

Pontedera

È faugliese il re dei pirati informatici

di Lara Loreti
È faugliese il re dei pirati informatici

Arrestato Valerio Camici, portuale di 31 anni: per gli investigatori è il capo di una cellula di esperti in furti di dati sul web

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LIVORNO. I vertici di Anonymous si celano tra i quartieri nord di Livorno, il porto e le campagne di Fauglia. Secondo gli investigatori della polizia postale ci sono tre livornesi fra i pirati informatici più noti nel mondo underground digitale italiano, e anche internazionale: uno è stato arrestato, gli atri due sono indagati. In manette è finito Valerio Camici, alias Aken ( è il suo pseudonimo nella rete), 32 anni da compiere, livornese residente a Fauglia, lavoratore portuale. È il fratello della vicesindaco di Colle, Libera Camici, figlio di Mario, nome storico della Compagnia Portuali. Secondo chi indaga, il giovane è considerato «una star del mondo underground» e sarebbe spinto sia dalle sue capacità informatiche sia da motivi ideologici. E non sarebbe un caso che negli ultimi anni i messaggi di Anonymous su Livorno sono proliferati, a partire dai messaggi contro il rigassificatore. Nell’inchiesta ci sono anche due denunciati, entrambi livornesi e residenti in città, nella zona nord, di 27 e 31 anni. In città ci sarebbe un vero e proprio grippo di pirati informatici, attivi soprattutto nel settore ambientale, con ramificazioni in Italia e anche all’estero.

Secondo la polizia, i tre sarebbero coinvolti in una cellula criminale più ampia, specializzata nella violazione dei sistemai informatici. Un gruppo di esperti in grado di fare danni ai sistemi informatici di Corte costituzionale, Presidenza del Consiglio, ministeri dell'Interno, della Giustizia, della Salute, dello Sviluppo Economico, la procura e il tribunale di Torino (campagna No Tav), la polizia, i carabinieri, e ancora le Regioni Veneto, Calabria, Piemonte, Equitalia, i sindacati di polizia, Eni e Enel, e anche l’Expò 2015 di Milano. Sistemi, secondo la polizia, presi di mira da ripetuti attacchi informatici di cui venivano carpite credenziali di autenticazione (userid e password) ed altre informazioni sensibili, poi pubblicate sul web, attraverso veri propri canali social noti nell’ambiente. Martedì gli agenti della polizia postale di Roma hanno portato a termine un’articolata indagine al livello nazionale, in cui Livorno ha un ruolo principe: in tutto, per il momento, gli arrestati sono due e i denunciati tre. Ma le indagini, coordinate dalla Procura di Roma, sono ancora in corso. Gli altri hacker finiti nel mirino della polposta sono un 31enne della provincia di Sondrio (alias otherwise), arrestato, e un 36enne della provincia di Torino, denunciato.

Le accuse nei confronti dell’arrestato e dell’indagato 27enne, anche lui lavoratore del porto, sono associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento di sistemi informatici, all’interruzione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche, all'accesso abusivo a sistemi informatici, nonché alla detenzione e diffusione di codici di accesso a sistemi informatici. Verso l’altro livornese invece, l’accusa è di favoreggiamento.

Camici è stato arrestato nella sua casa a Fauglia mentre era al computer, con la schermata aperta sul sito di un ministero. Un blitz preparato da tempo dagli investigatori e studiato nei minimi dettagli: agenti mascherati da finti pirati informatici hanno lavorato per far sì che Valerio alias Aken fosse “al lavoro” nel momento dell’irruzione in casa. E così è stato: un escamotage per poter arrestare il giovane in flagranza di reato. Sorprendere l’hacker con il pc acceso ha infatti permesso agli agenti di evitare la cifratura dei contenuti utilizzati.

Durante il blitz, gli investigatori hanno fatto un’ampia perquisizione a Fauglia, che ha coinvolto non solo la casa del 31enne, ma anche garage e cantina. Sono stati così sequestrati pc, telefoni, tablet, smartphone e altro.

Un arresto considerato un colpo grosso dagli investigatori: Aken, secondo quanto emerso dalle indagini, è il fondatore e leader del canale di livello internazionale nato come operation greenrights, cioè della campagna che porta avanti attacchi di tipo ambientalista. Il suo pseudonimo era già emerso in precedenti indagini. Il giovane lavora per una ditta che fa capo alla Compagnia Portuali, della quale il babbo Mario è stato un nome molto noto per averci militato per anni, con ruoli di rilievo anche al livello dirigenziale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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