Il Tirreno

Pontedera

La polizia requisisce i telefoni

di Sabrina Chiellini

Calcio-scommesse: indagati i procuratori Ascari e Bagnoli e il giocatore Balde

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PONTEDERA. All’alba la polizia suona il campanello delle villette dove abitano due dei procuratori di calcio più conosciuti in provincia, Eugenio Ascari (agente Fifa) e Andrea Bagnoli, entrambi residenti a Pontedera, il primo nel quartiere di Fuori, il secondo nella frazione de La Borra. Contemporaneamente, il personale della squadra mobile della questura di Pisa va a Ponte a Egola per perquisire l’abitazione di uno dei due calciatori stranieri del Tuttocuoio. È il senegalese Abdoulaye Balde, classe 1988, difensore della formazione neroverde da tre stagioni, arrivato da clandestino in Italia e poi diventato “cittadino” pontederese. In Valdera ha giocato prima negli amatori de La Borra, poi, una volta regolarizzata la sua posizione, è passato al Forcoli in serie D e infine è approdato nella società di Ponte a Egola. Tutti e tre sono indagati nell’ambito di un’inchiesta della procura di Catanzaro che riguarda partite di Lega Pro e serie D. Sotto osservazione la partita L'Aquila-Tuttocuoio del 25 marzo scorso (finita con la vittoria di misura dei padroni di casa), che potrebbe essere stata truccata per favorire gli scommettitori, compresi gli stessi indagati. I loro nomi fanno parte dei 70 indagati dell’operazione su scala nazionale denominata “Dirty soccer”. I risultati dell’inchiesta evidenziano una rete di personaggi, appartenenti a due distinte organizzazioni criminali, attive, secondo le accuse e con ruoli diversi, nella combine di incontri dei campionati di Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti, capaci di alterare risultati e investire denaro nel connesso giro di scommesse in Italia e all'estero.

Ma quando la polizia arriva nelle case dei tre indagati della Valdera e della zona del Cuoio per tutti, e per le loro famiglie, è un fulmine a ciel sereno. Non vengono eseguite vere e proprie perquisizioni, si tratta soprattutto della notifica dell’avviso di garanzia. Gli agenti si limitano a chiedere i telefoni cellulari di Ascari e dei familiari. E così fanno a casa dell’altro procuratore Bagnoli, unito al primo da numerosi affari di procure di giocatori di calcio, considerato un po’ il direttore sportivo ombra del Tuttocuoio, anche se la società ieri si è affrettata a precisare la natura dei rapporti con Bagnoli, escludendo qualunque coinvolgimento nella vicenda e assicurando che Bagnoli «non svolge alcun ruolo dirigenziale né di altra natura per la società neroverde». Dura pochi minuti la visita della squadra mobile in Oltrera a casa Ascari. Il tempo di sequestrate cellulari e tablet, che sono stati messi a disposizione, e di invitare, davanti alla moglie e alle figlie, il procuratore di calcio a seguirli in questura per alcune formalità. I telefoni - i nomi dei tre pisani si sono aggiunti alla lunga lista degli indagati in seguito ad alcune intercettazioni - saranno spediti a Catanzaro per controllare utenze chiamate e traffico internet, sempre per ricostruire l’eventuale giro di scommesse. «Sono tranquillo, non vi preoccupate», dice Ascari alla famiglia mettendo a disposizione della polizia i telefoni e prima di chiamare il suo avvocato. Sbrigate queste formalità, per Ascari comincia una giornata normale di lavoro. Aveva alcuni appuntamenti fuori regione e non li ha annullati. Chiuso dunque lo studio “Ascari associati”, in corso Matteotti a Pontedera, non interessato dalle attività della polizia. Impossibile per il professionista e la sua famiglia non ricordare una precedente inchiesta in cui era stato coinvolto nel 1992 insieme ai colleghi procuratori Antonio Caliendo (manager storico di Trezeguet ) e Settimio Aloisio, all’epoca manager del calciatore argentino Claudio Caniggia, e a Ferdinando Chiampan, ex presidente del Verona. Da questa vicenda travagliata Ascari uscì con un’assoluzione con formula piena. «Sinceramente non conosco la vicenda – dice Eugenio Ascari, che appare piuttosto sereno –. Ho nominato un avvocato per capire qualcosa di più. Non sono uno scommettitore e non so perché il mio nome sia finito in questa storia. Ovviamente questa situazione non ha niente a che vedere con la storia di 23 anni fa, dalla quale sono stato prosciolto, voglio ricordarlo, con formula piena. Certo, se anche questo non succedeva era meglio. Sono tranquillo, aspetto di saperne qualcosa di più».

Lo stesso copione di quanto avvenuto in Oltrera si ripete nella villetta a La Borra dove vive Andrea Bagnoli e dove ci ha accolto ieri, dimostrandosi tranquillo. «Non hanno perquisito casa – spiega – ci hanno chiesto i telefoni, li abbiamo consegnati. Sono abbastanza tranquillo e fiducioso nell’esito delle indagini. Oggi (ieri per chi legge, ndr) andrò come sempre a Ponte a Egola. Non abbiamo commesso alcuna irregolarità, penso che tutto potrà chiarirsi al più presto». La giornata per i due procuratori e il calciatore senegalese è corsa via tra attestati di fiducia e domande. Lapidario Stefano Costa, direttore sportivo dei Tuttocuoio, da noi interpellato. «Non so niente di un eventuale coinvolgimento di una partita del Tuttocuoio. Non voglio commentare in alcun modo».

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