Il Tirreno

Pontedera

il caso

Ecco perché furono spenti i due autovelox d’oro

Cristiano Marcacci
Ecco perché furono spenti i due autovelox d’oro

L’allora prefetto Tagliente accertò che il fine era solo quello di fare cassa. A Viterbo, per una strada simile alla Bientinese, ci sono degli indagati eccellenti

2 MINUTI DI LETTURA





BIENTINA. La verità viene fuori a 274 chilometri di distanza e dopo parecchi mesi. I due autovelox installati lungo la provinciale 3 Bientina-Altopascio (nota come Bientinese), che per anni hanno rappresentato un’autentica maledizione per migliaia di automobilisti e una cassaforte colma di denaro per la Provincia di Pisa (che ha tutt’altro che reinvestito i proventi delle multe per la manutenzione della strada in questione), non erano assolutamente uno strumento di deterrenza per evitare gli incidenti, bensì un modo per fare facilmente cassa e per spillare soldi alla gente.

Lo appurò l’allora prefetto di Pisa, il dottor Francesco Tagliente, il quale pochi giorni prima di lasciare l’incarico, esattamente il primo luglio 2014, firmò un’ordinanza con cui dispose lo spegnimento di numerosi apparecchi anti-velocità su tutto il territorio provinciale, tra cui appunto i due sulla Bientinese. Fece bene il prefetto Tagliente, così come non ha fatto bene la sua collega di Viterbo (ecco i 274 chilometri, sono quelli che dividono Bientina da Viterbo), Antonella Scolamiero, indagata per l’uso improprio dell’autovelox, posizionato su un lungo rettilineo su una strada extraurbana, con nessuna abitazione nei paraggi e con una frequenza di incidenti nella norma, e tarato per “immortalare” coloro che viaggiano ad oltre cinquanta chilometri all’ora.

Proprio come la Bientinese, per la quale però la Procura di Pisa non ha mai aperto un’inchiesta, a differenza di quanto avvenuto a Viterbo. E nonostante una serie di aspetti: le innumerevoli proteste e i numerosi ricorsi al giudice di pace, le oltre cinquantamila sanzioni comminate e incassate dall’amministrazione provinciale di Pisa, l’eccessiva vicinanza tra i due apparecchi, la segnaletica oggettivamente carente e il fatto che qualche giudice di pace abbia, nel corso degli anni, accolto i ricorsi di qualche automobilista bollando come illegittimo il limite dei cinquanta chilometri all’ora, in vigore, guarda caso, solo nei tratti dei rispettivi apparecchi.

A questo punto, è legittimo un interrogativo: perché devono essere considerate legittime sanzioni effettuate sulla base di apparecchi considerati allora non a norma dallo stesso prefetto, la massima autorità in provincia? Potrebbero essere molti a decidere ora di richiedere indietro i soldi delle multe pagate.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa