Era basso, gli hanno allungato le gambe
Rivoluzionario intervento chirurgico su un quindicenne di Cascina eseguito a Pisa dal professor Michelangelo Scaglione
CASCINA. La chirurgia e l’ortopedia aiutano un quindicenne a inseguire il sogno di poter crescere come gli altri adolescenti. Con la migliore tecnologia esistente al mondo e nel modo più semplice e meno complicato possibile, anche se doloroso o con inevitabili sacrifici per il ragazzino, spera di crescere in altezza fino a otto centimetri. Per lui, nato con un deficit dell’ormone della crescita, dopo lunghe terapie ormonali, era arrivato il momento di chiedere ai medici se con un intervento chirurgico potevano allungargli gli arti inferiori. Quattro anni fa aveva subìto un primo intervento di allungamento delle tibie con fissatori esterni. Un metodo doloroso che aveva determinato un allungamento minore. Poi il quindicenne ha chiesto di sottoporsi ad una nuova operazione chirurgica.
«Non è stata una decisione facile – spiega il padre del ragazzo, Alessandro Falciani, residente a Cascina – ma per nostro figlio la vita era diventata difficile. Non era sereno. Ci ha chiesto di aiutarlo a realizzare questo desiderio. Noi, consigliati dai medici della pediatria di Pisa, ci siamo rivolti al professor Michelangelo Scaglione dell’equipe del professor Giulio Guido, direttore della clinica ortopedica dell’ospedale di Pisa. L’intervento è stato complesso ma è riuscito. Per la prima volta in Italia è stato eseguito in forma bilaterale, su entrambe le gambe. Nostro figlio dovrà restare ancora a lungo sulla sedia a rotelle ma è un tentativo che abbiamo voluto fare. Ne siamo contenti e vogliamo ringraziare i medici, il professor Scaglione e quanti ci hanno seguito in questa storia. Ci hanno fatto sentire in famiglia, seguendoci giorno dopo giorno con grande competenza e professionalità».
L’intervento chirurgico è stato eseguito a Cisanello nel mese di aprile. Il quindicenne collabora, segue le indicazioni dei medici passo dopo passo. Sta affrontando una grande prova. È il primo intervento in Italia di allungamento bilaterale del femore, con un chiodo endomidollare allungabile dall'esterno, su un giovane paziente affetto da una patologia, una displasia poliepifisaria, che ne ha determinato un'alterazione della crescita, spiega il professor Scaglione. Questo è stato possibile anche grazie alla collaborazione con i colleghi della clinica pediatrica diretta dal professor Giuseppe Saggese, che seguono la parte clinica e terapeutica di questi bambini.
«La particolarità dell'intervento sta nel fatto che è stato utilizzato un innovativo tipo di chiodo endomidollare allungabile; attualmente è l'ultima novità nel campo della distrazione-osteogenesi , che viene impiantato all' interno del femore del paziente e permette di essere allungato gradualmente dall'esterno mediante uno speciale campo magnetico fino a un massimo di otto centimetri. Il chiodo è in commercio in Italia da poco tempo e sono stati eseguiti pochissimi impianti», aggiunge il professor Scaglione.
Il caso del ragazzino sarà oggetto di studi e di una tesi. Per la prima volta in Italia l'intervento è stato effettuato in contemporanea da entrambi i lati, permettendo così al paziente di accorciare i tempi di guarigione e di rendere il trattamento più armonico. L'intervento, è stato eseguito dal professor Michelangelo Scaglione aiutato dal dottor Luca Fabbri, facenti parte dell'equipe dell’unità operativa di ortopedia e traumatologia II, diretta da Giulio Guido. Il decorso post-operatorio è stato regolare e dopo 10 giorni i sanitari hanno istruito il paziente su come utilizzare questo particolare strumento al proprio domicilio. Infatti, il chiodo Precice della ditta Ellipse Medical prevede che sia proprio il paziente stesso ad eseguire l'allungamento di un millimetro al giorno dell'impianto interno fino alla lunghezza prestabilita. L'interazione tra i magneti del chiodo e un telecomando esterno consente un allungamento preciso, regolabile e personalizzabile per tutta la fase del trattamento, come hanno spiegato i sanitari. Praticamente all'interno del chiodo è presente un sistema complesso di ingranaggi alimentato via wireless e controllato da un sistema elettromagnetico esterno. Il paziente spingendo semplicemente un bottone della consolle elettronica in dotazione riesce ad allungare il chiodo e quindi il femore. Infine quando viene raggiunta la lunghezza desiderata, il chiodo endomidollare continuerà a fornire stabilità durante la fase di consolidamento. Questo nuovo chiodo diminuisce l'impegno clinico del paziente rispetto alle precedenti metodiche di allungamento con minori possibilità di complicanze in itinere e una migliore collaborazione.
«Prima di questo intervento lo strumentario veniva utilizzato solo per colmare i difetti di crescita di un arto rispetto all'altro ma da oggi potrà essere utilizzato con successo in tutti quei pazienti affetti da deficit di statura patologico la cui unica alternativa per il recupero della statura sarebbero stati interventi molto più invasivi e rischiosi», prosegue il professor Scaglione. Tutte le attenzioni sono ora rivolte al quindicenne di Cascina, che i medici considerano il vero eroe di questa storia. L’augurio è che possa tornare a camminare il prima possibile. Per poi tornare a scuola e alla normalità. «Dobbiamo ammirare questo ragazzo – non può fare a meno di osservare il medico che lo ha operato – sta sopportando grosse sofferenze e sacrifici per poter ritrovare una sua serenità».
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