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Quella materia prima che è ricchezza, storia e cultura

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Fulvia Bacchi (Unic): «Un percorso speciale, proprio perché coinvolge i piccoli alunni

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SANTA CROCE SULL'ARNO. "La pelle non vuol dire solo industria ed economia. Ma anche cultura e storia. Per questo iniziative come Le belle lettere della pelle sono fondamentali per la nostra attività". Fulvia Bacchi, del'Unione nazionale industria conciaria (Unic) sembra molto affezionata a questo progetto che vede coinvolte cinque classi tra le scuole elementari Galilei di Ponte a Egola e Copernico di Santa Croce sull'Arno.

«In effetti questo ha un sapore speciale, visto che sono coinvolti bambini così piccoli - dice ancora - Però devo dire che anche Amici per la pelle, dedicato alle scuole medie, rappresenta per Unic un appuntamento imperdibile».

Le due manifestazioni citate da Bacchi celebreranno il loro epilogo il prossimo 22 maggio al Museo del cuoio di Santa Croce sull'Arno. In quella circostanza saranno premiati i lavori realizzati da alunni e studenti.

Nello specifico, Le belle lettere della pelle ha visto i bambini impegnati a studiare frasi brevi dedicate all'amore, in contrapposizione alla guerra, per poi creare lettere appunto con la tecnica del collage: le lettere delle frasi scelte fatte di ritagli di pelle e incollate su pezzi di pelle e forma di cuore.

«Un modo per cominciare a far prendere coscienza ai bambini del territorio in cui vivono e dell'importanza che la pelle e l'economia che ruota attorno a questo materiale - prosegue Fulvia Bacchi - Il tutto con un approccio didattico, multidisciplinare, ma anche originale e divertente. E in questo senso devo fare un grande applauso alle insegnanti che hanno seguito i lavori nelle aule, ma soprattutto alla coordinatrice Stefanella Foglia, senza il cui aiuto non saremmo riusciti a realizzare così tanto».

Unic promuove il concorso, ma è solo l'ennesima operazione dedicata ai ragazzi delle scuole.

«La pelle offre molte opportunità di apprendimento - sottolinea ancora Bacchi - E noi cerchiamo di coinvolgere quante più scuole possibile».

Un metodo utile a favorire anche il ricambio generazionale all'interno delle concerie, vista l'importanza del settore in Toscana, ma anche in Veneto e in Campania, i distretti conciari italiani.

Zone in cui si vive di pelle e che si caratterizzano per una tipologia produttiva diversa l'una dall'altra.

«La Toscana, in cui lavorano quasi 5.800 addetti in 544 aziende, è molto votata alla produzione di pelle cinciata per le griffe - dice concludendo Fulvia Bacchi - La fase attuale è contrassegnata da un momento di stallo, ma le proapettive per il 2015 lasciano spazio all'ottimismo, dopo che il 2014 si è chiuso con un fatturato complessivo di 1.490 milioni di euro (+1,5% sul 2013) e un valore di export pari a 988 milioni, registrando un +3,6% sull'anno precedente».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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