Il Tirreno

Pontedera

Tanta gente lungo il percorso rosa Attesa, applausi, aria di bella festa

Tanta gente lungo il percorso rosa Attesa, applausi, aria di bella festa

PONTEDERA. Il ciclismo è davvero festa. Una bella cartolina rosa per tutto il percorso della sesta frazione del Giro d'Italia che ha portato la corsa da Montecatini Terme a Castiglione della Pescaia...

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PONTEDERA. Il ciclismo è davvero festa. Una bella cartolina rosa per tutto il percorso della sesta frazione del Giro d'Italia che ha portato la corsa da Montecatini Terme a Castiglione della Pescaia dopo 183 km. Emozionante davvero vedere due ali di gente ad applaudire le fatiche di chi ha scelto come disciplina sportiva quella in cui si pedala.

Alla partenza, davanti alle Terme, il corridore tutto pisano (Molino d'Egola, tra l’altro figlio e fratello d’arte) Manuele Mori risponde alla mia domanda: oggi la bici va da sola? Intendendo che queste strade le conosce a memoria. «No non non va da sola bikcicletta: bisogna padalare eccome. Anche oggi».

E a ragione il portacolori della Lampre Merida, anche in tappe come quella di ieri che l'organizzazione ha contrassegnato con una sola stella: vale a dire facilissima. Adatta per i velocisti dopo le fatiche non trascurabili nelle prime cinque tappe. La bici va pedalata comunque.

Si diceva della gente. Tanta. Scesa ai bordi della strada direttamente da casa più o meno all'ora di pranzo. Ma già a mezzogiorno, per esempio, quando mancava addirittura ancora un'ora alla partenza della tappa. La gente non ha resistito e si è "accomodata" ai margini. Chi con una sedia, chi con una poltrona, chi in piedi danzando sulle gambe in trepidante, ma non nervosa, attesa del passaggio. I corridori dovevano ancora partire, erano impegnati alla spicciolata con il foglio della firma e la gente era già in strada. Il ciclismo è questo. Per un attimo di passione, minuti e minuti di attesa! Ecco, ci siamo quasi. Si sente quasi il cantar del Giro d’Italia.

Iniziano a passare le staffette, quelle della polizia lacerano l'aria afosa con le loro sirene. Ma la gente sta lì lo sguardo fisso - ma non perso - verso l'orizzonte della strada, se questa è dritta. Passa il manipolo dei cinque fuggitivi scappati al "pronti-via" che hanno già collezionato oltre 5 minuti di vantaggio sul resto del gruppo. Applausi.

Perché il ciclismo unisce e non divide le tifoserie. Un attimo fuggente e già spariscono quei 5 temerari. La gente torna a voltarsi dalla parte opposta aspettando il gruppo. Eccolo. In fila indiana con il giallo delle maglie della squadra Tinkoff in testa. Albertino Contador è lì con i suoi scudieri, sesta-settima posizione. La maglia rosa non vuol correre rischi a restare nella pancia del gruppo dove è più facile restare invischiati nelle cadute.

Poco oltre la macchia azzurra dell'Astana con Fabio Aru lì, maglia bianca, leader della classifica giovani. Allora la gente li riconosce, li indica, quasi li vuol salutare chiamandoli per nome. Ma un applauso va pure a tutti gli altri. Quelli che lavorano nell'ombra e non saliranno mai sul podio.

E magari sudano più dei campioni, proprio per questo.

Un attimo fuggente di rosa e di colori. Una giornata di festa. In migliaia e migliaia tornano in casa o alle proprie attività. E il "loro" Giro prosegue in tv. Belle immagini della zona, con l’elicottero che si sofferma. A Volterra era stata conezionata un’intervista al regista Armando Punzo per la sua “Compagnia della Fortezza”.

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di Redazione web