Il Tirreno

Pontedera

La rabbia dopo il nuovo scalpello

di Andreas Quirici
La rabbia dopo il nuovo scalpello

L’azienda impedisce la tradizionale foto di gruppo. Gli operai insorgono e scendono in sciopero

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VOLTERRA. Un nuovo scalpello, annunciato come rivoluzionario. Ideato, progettato e realizzato a Saline di Volterra. Un'altra tacca sulla cinta dei lavoratori della Smith, come quegli scalpelli che nel 2010 furono usati per liberare i minatori cileni gonfiando d’orgoglio i petti degli operai. Com’è accaduto tante altre volte. In circostanze come queste il personale viene convocato per una foto ricordo con il “pezzo” appena realizzato. È stato così anche ieri per lo scalpello a due coni, ma la voglia di ribadire il ruolo centrale per Smith dello stabilimento di Saline e «l’atteggiamento indisponente» da parte dell’azienda, ha portato la situazione a sfociare in uno sciopero di otto ore con un presidio davanti alla fabbrica.

Bandiera e striscione. Alle 12,30 l’interfono ha chiamato tutti i lavoratori per la foto di gruppo col nuovo scalpello. Una prassi all’interno della Smith, ripetuta tante volte. Foto che servono per la comunicazione interna all’azienda e che difficilmente vengono divulgate. In questo caso, il nuovo prodotto è un prototipo a due coni che viene descritto come «rivoluzionario e che permetterà di realizzare performance incredibili nella ricerca del petrolio», come spiegato da alcuni lavoratori. Il programma era semplice: prima la foto, poi la partenza per il Brasile, dove lo scalpello era atteso per il 28 maggio. Quando tutti erano praticamente pronti per lo scatto è saltata fuori una bandiera italiana. E immediatamente dopo un cartello di quelli che dicono «No alla chiusura della Smith». I dipendenti volevano rivendicare il loro ruolo nella produzione della multinazionale, «dare visibilità a un gruppo di persone che rifiutano l’idea di dover lasciare il lavoro solo perché l’azienda le reputa non più strategiche». Ma a quel punto gli esponenti dell’azienda presenti hanno bloccato il clic. «Ci hanno detto che non c’erano più le condizioni per fare la foto – spiegano i lavoratori – e noi abbiamo reagito».

La scintilla e l’incendio. È stato come gettare benzina sul fuoco. In un contesto difficile come quello, negare agli operai di poter dire all’azienda “siamo ancora quelli che realizzano prodotti innovativi” è stata la scintilla che ha incendiato il clima già rovente. «Siamo esasperati – racconta Angelo Tani, uno dei dipendenti più anziani – ed è chiaro che davanti a questi atteggiamenti la reazione non può che essere il muro contro muro». In quel momento le Rsu erano riunite con l’assessore regionale alle attività produttive, Gianfranco Simoncini, e col sindaco Marco Buselli per l’apertura ufficiale della sede distaccata della presidenza della Regione in Comune a Volterra. I telefonini hanno cominciato a squillare un po’ a tutti. L’ordine dei colleghi sindacalisti è stato di scioperare e di uscire dalla fabbrica. Infatti, in pochi minuti il piazzale era pieno di tute blu, con un paio di gazebi montati e vari ombrelloni per ripararsi dal sole e dal caldo torrido. «Abbiamo deciso di mettere in pratica il blocco per non far uscire il prototipo così com’era nei piani dell’azienda – dicono i lavoratori –. Il materiale non è stato caricato per mancanza di personale».

Prova di forza. Lo sciopero si è concluso in serata, richiamando anche il sindaco Buselli che si è presentato al presidio parlando con i lavoratori. Oggi tutti saranno di nuovo al lavoro e saranno pronti per riprendere la normale attività. Compresa quella di caricare il prototipo di scalpello appena costruito e farlo partire per il Brasile, perché comunque «il senso di responsabilità dei dipendenti prevale sempre», hanno detto gli operai. È indubbio, però, che questo è stato un esempio di quello che potrebbe accadere a breve. Il presidio e lo sciopero permanente per non far entrare o uscire la merce dalla fabbrica è praticamente pronto. Ma la messa in pratica dipenderà da quello che l’amministratore delegato Giuseppe Muzzi dirà alle istituzioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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