Sicurezza
I sogni infranti di Nina e Tania
Le lavoratrici: «Pensavamo di raggiungere la pensione qui Ma se le cose andranno male come ci ricollocheremo?»
SALINE DI VOLTERRA. «Pensavamo di raggiungere la pensione lavorando alla Smith, invece...».
Tania Carmignani e Nina Onnis sono due donne che stanno lottando per il loro stipendio in una condizione estremamente sfavorevole. Entrambe sono divorziate e sono mamme di due figli. Tutte e due sono, quindi, monoreddito e lo spettro di rimanere senza lavoro non le fa dormire. Tania ha 47 anni, Nina 60. Sono state assunte lo stesso giorno e la paura, adesso è quella di ritrovarsi senza occupazione di nuovo insieme.
«Ma la nostra battaglia è quella di non perdere nessun posto di lavoro - dicono - perché sarebbe comunque una sconfitta. Questa azienda rischia di chiudere perché non è più strategica, non perché facciamo male il nostro lavoro». Sette luglio del 2000, il giorno della firma del contratto per l'assunzione a tempo indeterminato di Tania e Nina. Un giorno che ricordano in maniera netta. Anche se gli eventi di questi giorni, tanti e così forti, potrebbero cancellare qualche bella sensazione.
«Non me lo dimenticherò mai - dice Carmignani - Ero davvero felice e guardavo alla mia vita con la tranquillità di chi può contare almeno sullo stipendio».
La quarantasettenne è infermiera professionale e fa proprio quello di lavoro, dentro la Smith. «Pensate quante aziende in generale si possono permettere una figura come la mia tra i dipendenti fissi - riprende la donna - Impensabile un inquadramento come il mio in altre realtà della Valdicecina. Pensavo davvero di aver trovato la serenità economica e di poter andare in pensione lavorando alla Smith». Le due dono accomunate dal sospiro con cui ripensano a ciò che avevano conquistato con tanta fatica e che potrebbe sfuggire loro dalle mani. «Avevo ottenuto l'assunzione a tempo indeterminato a un'età in cui non è facile trovare un lavoro stabile - dice Nina - A 45 anni avevo davanti a me una seconda vita lavorativa tranquilla. Pensavo anche io di riuscire a maturare i contributi per la pensione, invece con questa botta non so come farò. Anche perché a 60 anni non ci sono sbocchi. Nessuno ti assume. Non prendono mia figlia di 35 anni, figuriamoci una come me».
Per Tania la situazione è difficile alla stessa maniera: «L'unico sistema per ricollocarmi sarebbe andare in cliniche private o fare l'assistenza diretta, perché a 47 anni non possono più fare i concorsi pubblici per le strutture sanitarie. E la prospettiva è sicuramente negativa rispetto alle condizioni in cui lavoravo alla Smith».
Lo scoramento per le due donne è evidente. Ma anche la voglia di non mollare. "È chiaro che la chiusura della Smith provocherebbe un terremoto in Valdicecina - aggiungono Tania e Nina - Ma è altrettanto chiaro a tutti che la risposta dei dipendenti è straordinaria. Stiamo dimostrando unità e voglia di non arrenderci ai voleri di una multinazionale che non guarda alla storia e al futuro di questa azienda e dei loro lavoratori. Ma solo al profitto immediato che possono trarre dai loro giochi finanziari. E contro questo sistema noi combatteremo per vincere la nostra battaglia».
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