Il Tirreno

Pontedera

Assalito dai vandali chiude l’esterno del bar

di Tommaso Silvi
Assalito dai vandali chiude l’esterno del bar

Maurizio Vigerelli, titolare di “Amici Miei” all’interno di Panorama, toglie sedie e tavolini a partire dalle 14. «Era diventato anche luogo di spaccio»

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PONTEDERA. «Sento troppi messaggi di chiusura verso gli immigrati. Pontedera ha altri modi di agire. Siamo una città laboratorio di integrazione: la convivenza si costruisce attraverso le iniziative, non a colpi di decreto». Parole pronunciate dal sindaco Simone Millozzi soltanto pochi giorni fa. Uno “sfogo”, come lo ha definito lo stesso primo cittadino, arrivato durante la conferenza stampa di presentazione del progetto “Piazza Aperta”, inaugurato ieri nel quartiere della stazione. Giochi per bambini e iniziative per adulti ogni giovedì di maggio per favorire l’integrazione tra i pontederesi e i cosiddetti nuovi cittadini. Da sempre l’amministrazione si schiera per l’accoglienza e della ricerca di una convivenza pacifica tra le diverse culture presenti in città. Ideali che però in alcuni casi stridono con la realtà dei fatti. Perché l’integrazione è un percorso da intraprendere a braccetto, ma a volte sembra che le intenzioni delle parti coinvolte non siano esattamente le stesse.

Ne sa qualcosa Maurizio Vigerelli, titolare del bar Amici Miei, all’interno del centro commerciale Panorama. Sulla vetrata del locale Vigerelli ha affisso numerosi cartelli. Il messaggio è chiaro: «A causa di chi usa questi spazi in maniera impropria siamo costretti a rimuovere sedie e tavoli alle 14». La drastica decisione è stata presa in seguito alle scene da far west che si verificano quotidianamente a pochi metri dal bancone. «Le sedie e i tavolini all’esterno del bar da qualche tempo sono costantemente occupate da extracomunitari, la maggior parte dei quali nordafricani. Consumano pochissimo e quando lo fanno non pagano. Inoltre, spacciano tranquillamente in pieno giorno e addirittura fumano spinelli comodamente seduti. L’altro giorno – racconta Vigerelli – due di loro scherzavano simulando una rissa e hanno rotto una sedia. Non ce la faccio più».

Alle 14, quindi, l’allestimento esterno viene rimosso e l’ingresso del bar chiuso a chiave. Chi vuole entrare deve farlo dall’accesso principale del centro commerciale. Molti i tentativi di dialogo del barista all’indirizzo degli extracomunitari, finiti puntualmente in un nulla di fatto: «Mi guardano con fare intimidatorio e proseguono nei loro comodi. Ho dovuto smettere anche di dar loro le chiavi della toilette perché utilizzavano il lavandino per lavarsi completamente». Non certo l’atteggiamento di chi vuole trovare un punto di contatto in nome dell’integrazione. A discapito dei tanti immigrati che invece sono parte attiva del sistema produttivo territoriale e inseguono, come l’amministrazione, il sogno di una città multietnica. «I problemi sono iniziati – spiega Vigerelli – con la chiusura degli spazi del circolo Bertelli. Non avevo mai visto queste persone in precedenza, ma ora a causa loro rischio di perdere i miei clienti abituali». E la paura tocca tutti i commercianti all’interno di Panorama: durante il giorno il via-vai di persone in qualche modo li tranquillizza, ma all’imbrunire, quando abbassano la saracinesca e si recano nel piazzale antistante per recuperare l’auto parcheggiata, il terrore di fare brutti incontri li assale: «Sono sempre nel parcheggio, visibilmente ubriachi. Non li guardo mai negli occhi – spiega una commessa della Prima Lavanderia – e tiro a diritto nella speranza che nessuno mi noti. Tutte le sere ho paura quando finisco di lavorare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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