Il dolore
Estorsione e tentato sequestro: due condanne
Inflitti a un imprenditore e a un muratore rispettivamente 8 anni e 6 anni e 6 mesi Avevano minacciato con un’arma un ingegnere che chiedeva di essere pagato
SANTA CROCE SULL’ARNO. Volevano "cancellare" un debito di 30.000 euro minacciando il creditore con un'arma. "Firma o ti sparo" fu l'intimazione ricevuta da un professionista con la canna della pistola puntata alla testa.
Quella firma in calce al foglio che liberava il debitore da ogni pendenza alla fine fu apposta dall'ingegnere sotto scacco che, una volta liberato, si presentò dai carabinieri a denunciare chi lo aveva costretto a quel gesto.
Per quell'episodio in stile mafioso e anche per il contorno che lo ha anticipato, ieri mattina sono stati condannati per estorsione in concorso e tentato sequestro di persona a 8 anni Fabrizio Marchese, 45 anni, di Porcari, imprenditore nel settore immobiliare e a 6 anni e 6 mesi Umberto Zara, 31 anni, muratore, residente ad Altopascio.
I due erano difesi dagli avvocati Filippo Cei e Silvia Perna, mentre il professionista si era costituito parte civile con l'avvocato Amabile Chiarini. Il pubblico ministero Giancarlo Dominijanni aveva chiesto 8 anni per Marchese e 4 anni e 6 mesi per Zara. Il secondo collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Degl'Innocenti e D'Auria) ha inasprito per un imputato la pena avanzata dal pm che aveva concesso le attenuanti generiche.
La vicenda si svolse tra Santa Croce e Castelfranco di Sotto. Stando all'accusa Marchese si rivolse all'ingegnere, con studio a Santa Croce sull'Arno, per una serie di lavori riferibili a una società immobiliare. Il professionista eseguì il mandato ricevuto dal cliente e poi presentò il conto. Marchese non lo pagò subito. Chiese e ottiene una rateizzazione. Poi un giorno si presentò nello studio professionale.
Si chiuse nella stanza con l'ingegnere e diede il via a una discussione che finì con un'aggressione denunciata ai carabinieri.
Trascorso qualche giorno il professionista ricevette una telefonata. Un cliente - che per l'accusa era Umberto Zara - si presentò come un piccolo imprenditore che aveva bisogno di una consulenza per un rustico da ristrutturare. Fissarono un appuntamento nel pomeriggio davanti al cimitero di Castelfranco di Sotto e, ognuno con la sua auto, si portarono sul cantiere. Quando arrivarono davanti all'immobile da recuperare in aperta campagna sulla scena si materializzò Marchese.
L'ingegnere si rese conto di essere stato attirato in una trappola con Zara nel ruolo di esca. Marchese e Zara, nella ricostruzione poi conclusa in condanna, avrebbero tentato di metterlo con forza nella bauliera di un'auto. Finse un malore e interruppe l'azione dei due amici. Zara a quel punto avrebbe detto a Marchese di chiamare un'ambulanza ricevendo come risposta: "No, prima deve firmare il foglio".
Il foglio in questione, poi siglato dal professionista con una firma incerta, sarebbe stato il documento che dimostrava il venir meno del debito di Marchese per la prestazione professionale del tecnico, garantita e mai saldata.
Marchese, nelle carte della Procura, avrebbe anche detto a Zara: "Vai in macchina e prendi la pistola". Quell'arma poi puntata al collo dell'ingegnere accompagnata dalla minaccia di Marchese: "Firma o ti sparo". Ottenuta la firma, i due lasciarono andare il professionista. Che prima dai carabinieri e poi in aula raccontò la storia conclusa ieri con due condanne.
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