Sicurezza
Caos immigrati, il bar è costretto a chiudere lo spazio esterno all'ora di pranzo
L'amaro sfogo del gestore di "Amici miei", nella galleria di Panorama. "Qui ogni giorno gente ubriaca rovescia tavoli e sedie. La zona, in certe ore, è anche teatro di spaccio a cielo aperto"
PONTEDERA. «A causa di chi usa questi spazi in maniera impropria siamo costretti a rimuovere sedie e tavoli alle 14». Il messaggio è comparso da qualche giorno sulle vetrate del bar Amici Miei, all'interno del centro commerciale Panorama. Il titolare, Maurizio Vigerelli, ha scelto di apporre l'avviso dopo alcuni episodi avvenuti nelle ultime settimane, che lo hanno convinto a prendere la drastica decisione. «Dopo la chiusura del circolo Bertelli nello scorso mese di aprile, che ora ha un bodyguard sulla porta che impedisce l'ingresso ai non soci del circolo, alcuni extracomunitari si sono spostati qui. Spacciano a pochi passi dal bar - racconta il titolare - consumano senza pagare e alcuni di loro addirittura fumano spinelli comodamente seduti ai tavolini».
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Situazione insostenibile non solo per il proprietario dell’attività, ma anche per i clienti. «Molte persone hanno paura a uscire all’esterno del bar per accendersi una sigaretta perché a qualsiasi ora del giorno e delle notte almeno 10-15 nord africani se ne stanno lì a bere e fumare. Ieri stavano scherzando simulando una rissa, quando uno di loro ha colpito la sedia dell’amico, spezzandone il sostegno in plastica». Droga venduta a cielo aperto, alcool a fiumi, consumazioni non pagate. Maurizio Vigerelli non ne può più.
«Tutti i giorni alle 14 gli allestimenti esterni del bar vengono rimossi e l’entrata principale viene chiusa. Chi vuole accedere al bar può farlo dall’ingresso del centro commerciale». E la paura dei titolari di attività all’interno di Panorama diventa vero e proprio terrore all’imbrunire, quando abbassano la saracinesca e si recano nel piazzale antistante a recuperare l’auto parcheggiata. «L’altra sera c’era un nutrito gruppo di extracomunitari: stavano spaccando bottiglie di vetro. Erano visibilmente ubriachi. Non li guardo mai negli occhi - spiega la commessa della Prima Lavanderia - e tiro a diritto nella speranza che nessuno venga a importunarmi. Così però non è possibile: tutte le sere finisco di lavorare e ho paura».
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