Sicurezza
Profughi, imminente l'arrivo dei primi 25 in provincia
I migranti saranno ospitati a Pisa dai frati Cappuccini, a Navacchio e in Valdera. Nei prossimi giorni a San Giuliano saranno liberati trenta posti per l’accoglienza
PONTEDERA. Entro la sera di domenica 3 maggio arriveranno tutti i primi venticinque migranti previsti dal piano di divisione nazionale e regionale per la nostra provincia: saranno ospitati tra Pisa (nella struttura dei Cappuccini), Navacchio e qualche comune della Valdera (poche unità per ciascuno). Secondo la previsione del governo si parla di 5.000 possibili arrivi a settimana nella Penisola, di cui circa 500 sono quelli destinati alla Toscana.
Proprio la Regione qualche giorno fa ha coordinato una riunione organizzata insieme all’Anci per ribadire che il modello di accoglienza diffusa è l’unico al momento ipotizzabile e sostenibile: sino a quando ogni sindaco “fa la sua parte”, allora la presenza dei nuovi migranti è impercettibile e permette l’integrazione. Per il momento ha funzionato il sistema basato sull’offerta spontanea dei sindaci, senza forzature da Prefettura o altri enti. E la settimana prossima la Società della salute di area pisana dovrebbe recuperare un’altra trentina di posti soprattutto in una struttura di San Giuliano Terme: così per almeno dieci giorni altre “quote” di profughi non creeranno imbarazzi istituzionali. Se, però, la previsione dovesse risultare corretta con una media di 500 a settimana in Toscana, arriverà il momento in cui qualcuno dirà: «Noi abbiamo già dato, ora tocca agli altri»; e bisognerà vede come reagiranno i sindaci che non ancora si sono offerti.
In questo momento tutti vogliono evitare contrasti, visto quanto insegnato dal caso di Santa Croce sull’Arno (la comunità e il Comune si ribellarono all’ipotesi di ospitare 70 migranti nell’ex hotel Cristallo). Eppure da un lato c’è il sistema toscano di accoglienza diffusa che lo stesso governo Renzi sta prendendo a modello nazionale; dall’altra, l’ipotesi del prefetto Attilio Visconti di mini hub temporanei per non restare senza soluzioni nel caso in cui dovesse esserci un’emergenza, dettata da un numero impressionante di arrivi dall’estero o da un numero alto di rifiuti sul territorio. I mini hub però rischiano di ghettizzare, perché concentrano in una sola struttura tra le 70 e 80 persone per tre, quattro giorni a parole, che possono aumenta se non ci sono alternative.
Intanto sindaci, Anci e Regione continuano la loro pressione al fianco del governo per chiedere all’Europa di modificare il trattato di Dublino: sinora il profugo può chiedere asilo politico solo nel primo luogo in cui sbarca. Così il compito grava tutto su Italia e (in piccola parte) Malta. E classifica clandestini quelli che scappano per ricongiungersi ai parenti in Francia e Germania, dove - se regolari - troverebbero famiglia e lavoro: la malavita avrebbe meno ossigeno.
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