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Pontedera

occupazione

A sei anni coi genitori futuri disoccupati per la crisi della Smith

Andreas Quirici
Moira Zani e Dario Staino, genitori di un bimbo di sei anni, entrambi dipendenti della Smith
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Moira Zani e Dario Staino, genitori di un bimbo di sei anni, entrambi dipendenti della Smith

Tra le storie personali legate al rischio del posto di lavoro. Dario e Moira, marito e moglie dipendenti della multinazionale che vuol chiudere lo stabilimento di Saline di Volterra

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VOLTERRA. Il bimbo corre verso le altalene. Il sole fa capolino e scalda l’area del Cavo, la zona dove vengono fatte le feste delle associazioni di Saline. Ma quella che al bambino di sei anni sembra proprio una giornata di festa, con il prato, i giochi e tanta gente intorno, per i suoi genitori è uno dei peggiori momenti della loro famiglia. Dario Staino e Moira Zani, che abitano a Pomarance, guardano il figlio sorridente e s’intristiscono, pensando alla tranquillità economica che avevano conquistato e che da una settimana sembra stia proprio per svanire.

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La coppia, infatti, è dipendente della Smith Bits ed è uno dei pochi casi in cui una famiglia dipende interamente dalla volontà di manager e speculatori finanziari che stanno dall’altra parte del mondo. Quarant’anni lui, 44 lei. Dario assunto nel 2000, Moira nel 2002, ma la coppia era nata prima dell’ingresso nella fabbrica di scalpelli per le perforazioni petrolifere in cui tutti volevano entrare. La Smith era uno degli ultimi baluardi dell’occupazione in Valdicecina. «Invece ora ci ritroviamo con un figlio piccolo e un mutuo da pagare senza sapere come faremo a far fronte agli impegni se davvero dovessimo rimanere senza lavoro», dice il marito guardando la moglie. «Eravamo molto tranquilli economicamente – spiega la donna – in una zona dove molte famiglie hanno problemi, vista la penuria di lavoro. Era una delle ultime certezze…».

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Le loro parole si mischiano con i proclami diffusi dagli altoparlanti del palco allestito nel prato del Cavo. È il giorno del Primo Maggio, con la manifestazione da 500 persone e la sorte della Smith nel pensiero di tutti i partecipanti. In moltissimi a Saline sono toccati dalla crisi. Chi ha il padre, chi il fratello, chi il figlio o il marito coinvolti nella vertenza. «Nel nostro caso siamo entrambi investiti da questa preoccupazione – riprende Staino –. Dal giorno in cui ci hanno consegnato il foglio della cessazione dell’attività in casa il clima si è fatto pesantissimo. Praticamente non parliamo d’altro. E il morale sta diminuendo di giorno in giorno. Non si può fare a meno di pensare al futuro in una situazione del genere».

La domanda è spietata, ma inevitabile: e ora? «Sicuramente lotteremo fino al settantacinquesimo giorno che ci spetta per legge per sperare in una soluzione positiva. Poi non sappiamo – dicono i due –. Qui siamo nati e cresciuti. Abbiamo i nostri genitori e vorremmo continuare a viverci. È chiaro, però, che di lavoro in Valdicecina non ce n’è. E la tentazione di partire per cambiare tutto all’estero è una possibilità difficile da realizzare. Ma che non scartiamo per niente». Ma se per Dario e Moira, vista l’età, potrebbe esserci una seconda chance, per chi è vicino alla pensione ma non riuscirebbe ad andarci comunque anche se venissero concessi due anni di mobilità, il futuro è ancora meno roseo.

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Come per Valter Ghilli, 57 anni, di cui 36 di servizio alla Smith. Anche lui è al Cavo per il comizio finale della manifestazione del Primo Maggio. Ascolta parlare sindacalisti e personaggi istituzionali scuotendo la testa. «Non tanto per ciò che dicono, ma per la situazione in cui mi trovo. Pensavo di poter andare presto e tranquillamente in pensione. Invece dovrò inventarmi qualcosa, perché ho ancora una figlia da crescere e non avrò i requisiti per smettere di lavorare. Pensare che eravamo il fiore all’occhiello di tutto il gruppo. Ed eravamo anche orgogliosi di esserlo».

 

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