La manifestazione
Teste chine e occhi lucidi tra le serrande abbassate
Negozi chiusi in tutta la zona. «Avevamo il treno e il lavoro non mancava. Ora ci strappano un pezzo di cuore». I giovani: «Vogliamo vivere e affermarci qui»
VOLTERRA. Per comprendere il dramma di una comunità come Saline, minacciata da 193 licenziamenti, occorre guardare gli occhi delle persone mentre sfilano per le vie del paese. Quelli degli anziani, tristi e amareggiati per vedere la loro terra impoverirsi sempre di più. E dei bambini, comunque sorridenti e ignari della crisi che si sta consumando, mentre sventolano fazzoletti bianchi in segno di solidarietà al passaggio del corteo. Oppure bisogna osservare gli sguardi dei lavoratori, padri di famiglia, accecati dalla rabbia quando guardano il commovente gesto degli alunni delle elementari e pensano al difficile futuro per i loro figli. Una comunità unita da lacrime e teste chine con le mani strette a uno striscione di protesta per provare ad aggrapparsi a un sostegno che in queste ore sembra sfuggire via. «Che tristezza – dice Fabio Lenci, pensionato delle Ferrovie dello Stato, guardando sfilare la protesta con gli occhi lucidi e la voce strozzata –. Se la Smith chiude davvero sarà un altro pezzo di cuore che verrà tolto a Saline. In questo paese c’era il treno e il lavoro non mancava. Ora siamo abbandonati. Basta vedere le strade che ci tocca percorrere per arrivare a Pontedera».
A poca distanza c’è il bar Jolly con le saracinesche abbassate come tutte le attività commerciali del paese e anche di altri centri della Valdicecina. Simona Trinciarelli gestisce il bar e ha lo sguardo nel vuoto mentre passa la manifestazione: «Io sono tra le licenziate dalla Salina un anno fa. E questa situazione mi tocca da vicino. Spero che tutta questa mobilitazione serva davvero a qualcosa». Di sicuro quella di ieri è stata una prova di grande unione per la Valdicecina, vista la presenza di rappresentanti dell’Avis, dell’Asd Saline, delle Rsu di Solvay, Altair e Atisale. Oltre a studenti e semplici cittadini che, comunque, temono ripercussioni da questa vicenda. Come Luisa Bellucci e Giulia Cattaneo, due diciannovenni di Pomarance che studiano al liceo classico di Volterra, presenti insieme a tantissimi loro coetanei, che cercano di dare un contributo «per evitare di doversi trasferire». Le due ragazzine non hanno dubbi: «Vogliamo laurearci e affermarci qui, a casa nostra, e non accettiamo che la Valdicecina continui a perdere pezzi vitali». O come Valerio Amadori e Rosanna Rossi, una coppia di pensionati con la preoccupazione negli occhi: «Nostro figlio e nostro nipote lavorano alla Smith. Come faranno se dovessero perdere il posto?».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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