Sicurezza
Sgominata la banda delle ville
Usati un drone e un cane molecolare per scoprire dove si nascondevano dopo i furti nelle case
PONTEDERA. La tecnologia per smascherare una banda di ladri, terrore degli appartamenti di mezza valdera: un drone e un cane molecolare hanno aiutato i carabinieri nelle indagini. Secondo gli investigatori - che tra dicembre e gennaio li hanno tenuti sotto stretto controllo - i sei albanesi al centro delle indagini denominata Bipper, dal nome della prima autovettura Peugeot che la banda ha rubato - sono gli autori di almeno una ventina di furti in ville e abitazioni, da cui sono state portate via anche veicoli, in Valdera, a Fauglia, Lari e Cenaia e ad Asciano e San Giuliano Terme e anche nell’Empolese. n gruppo abbastanza articolato in cui ad avere un ruolo attivo nei furti erano soprattutto in quattro, residenti a Stibbio di San Miniato, mentre altri due, stando a quanto è stato spiegato dai carabinieri della compagnia di Pontedera, hanno offerto la loro fattiva collaborazione in alcuni raid e nel nascondere la refurtiva. Soldi, gioielli e anche alcune pistole, in parte recuperati e restituiti .
Proprio le armi erano state sequestrate dai carabinieri di Pontedera nel febbraio scorso a Stibbio, insieme a 15mila euro in contanti. Per tre degli albanesi, residenti a Stibbio, di 25, 27 e 30 anni, il Gip del tribunale di Pisa, dottor Giuseppe Laghezza, concordando con gli elementi raccolti dai carabinieri ha emesso altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere. Sono Emiliano Braja, Gentian Jajha, Edison Cara. La banda, ha spiegato il capitano Massimo Ienco, comandante della compagnia di Pontedera, dopo i furti, che effettuava cambiando spesso le auto per non farsi intercettare, nascondeva la refurtiva (pezzi di argenteria) e le casseforti smurate e poi aperte lontano da occhi indiscreti. E gli stessi attrezzi da "lavoro", smerigliatrici e piedi di porco,li metteva in una zona di campagna, a Ponte a Egola. Zona che è stata individuata dai carabinieri in seguito ad una serie di accertamenti che i militari hanno definito tecnici: qui i cani molecolari, impiegati durante un servizio nel quale si è fatto uso anche di un drone messo a disposizione da un appassionato, hanno trovato il nascondiglio e "ricostruito" il tragitto che la banda faceva per andare da casa al luogo individuato per nascondere la refurtiva. Sei le auto rubate in seguito alle "visite" nelle abitazioni e già restituite ai proprietari. Dopo i primi arresti, effettuati nel febbraio scorso, i sei indagati, hanno rallentato l'attività, come era facile immaginare. Le indagini sono proseguite e hanno permesso ai militari di recuperare altri 15mila euro e di ricostruire i vari raid che la banda ha messo a segno in provincia. Nel frattempo uno degli indagati, che era tornato in libertà, ha cercato di rendersi irreperibile tornando in Albania ma è stato fermato all'aeroporto di Fiumicino e trasferito in carcere a Civitavecchia, dove nei giorni scorsi gli è stata notificata la nuova ordinanza di custodia in carcere che lo vede indagato in concorso con i complici, per con ruoli diversi, per i reati di furto aggravato, detenzione illegale di armi e ricettazione. Altre 3 restano indagati in stato di libertà. «Riteniamo di avere colpito una delle bande che era più attiva in Valdera. Dopo i loro arresti il numero dei furti si è ridotto sensibilmente».
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