Il Tirreno

Pontedera

Smith: la multinazionale chiude e se ne va, 200 in mobilità

Rino Bucci
Il presidio dei lavoratori Smith davanti alla fabbrica
◗
Il presidio dei lavoratori Smith davanti alla fabbrica

L'azienda di Volterra, da eccellenza tecnologica a ramo secco da tagliare. Ma non ci si arrende: «Qui la fabbrica è tutto, se chiude morirà il paese»

4 MINUTI DI LETTURA





Sarà un Primo maggio molto più amaro dei baccelli che insieme a una fetta di prosciutto e un bicchiere di vino accompagnano le risa e le discussioni dei lavoratori durante il loro giorno. A Saline di Volterra c’è poco da festeggiare e le tute blu con la scritta Smith Bits sbiadita da troppe lavatrici non saranno smesse di dosso. Anzi gireranno per i vari cortei tra Pomarance e Volterra più vive e presenti che mai. Forse sarà l’ultima volta che i lavoratori dell’azienda le indosseranno ma prima di togliersele una volta per tutte, gli uomini e le donne della Smith vogliono assicurarsi di aver fatto il possibile per non perdere il posto.

Proprio loro, che fino a una decina di anni fa insegnavano ai texani come si costruiscono le punte per estrarre il petrolio e che quando, nel 2010, trentatré minatori cileni furono inghiottiti a 700 metri di profondità costruirono una super punta che venne inviata dall’altra parte del mondo. In quel pacco spedito da Saline c’era anche un foglio con su scritto "fai il tuo lavoro". Ma oggi che i minatori cileni hanno ritrovato la luce, ironia della sorte, è proprio il lavoro che rischia di scomparire a Saline.

In questa frazione operaia fiorita lungo una lingua d’asfalto che si arrampica sulla nobile Volterra si respirano zaffate di ansia. Per comprendere la portata di una possibile chiusura bisogna rapportarsi al territorio. In Alta Val di Cecina vivono circa 20.000 persone, di queste 200 sono impiegate direttamente in Smith. «In gioco non ci sono solo i posti in azienda ma anche tutto l’indotto; da chi trasporta le punte che realizziamo alla ditta che ci noleggia le macchine del caffè - dice Angelo Tani, un dipendente - se chiude la fabbrica si crea un domino che farà cadere molte altre realtà più piccole. Il Primo maggio? Sarà una festa atipica, del resto siamo sempre stati sulle barricate ma mai come in questo momento».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11333654:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/salviamo-la-smith-di-volterra-il-grido-disperato-degli-operai/46250/47407]]

Davanti allo stabilimento dove piantate su un prato verde sventolano le bandiere italiana, europea e americana non si fanno le conte per la macchinata verso il mare o al Masso delle Fanciulle sul Cecina ma si segnano i posti per il pullman. «Ci stiamo preparando - dice Andrea Pagni, Rsu aziendale - non pensiamo neanche al Primo maggio, anzi non lo calcoliamo, per noi non esiste festa ora. Stiamo organizzando il viaggio verso Pisa di martedì prossimo per salvarlo, il lavoro». Quel giorno le rappresentanze sindacali si incontreranno con l’amministratore delegato di Smith e già si sta mobilitando tutta Saline e il comprensorio. Sì, perché nella frazione ai piedi di Volterra c’è chi lavora in Smith magari accanto al fratello o al cognato e se cade l’azienda sprofonda tutta la famiglia. Inoltre, la maggior parte dei lavoratori ha superato i quarant’anni e si trova a convivere con la paura di non trovare più un’occupazione. Tania Carmignani è una delle poche donne all’interno dello stabilimento. «Sono inquadrata come segretaria ma, visto che ho un diploma faccio anche l’infermiera - dice - il Primo maggio andavo al mare quest’anno, invece, resterò davanti alla fabbrica e sarò in corteo». Accanto a lei, proprio all’ingresso della Smith ci sono anche i suoi due figli. «Li mantengo col mio stipendio - continua - per questo sono qui con me, si preoccupano. Al più grande mancano pochi esami per la laurea in giurisprudenza».

Qualche metro più in là c’è anche il fratello di Tania. Anche lui lavora in Smith. «Dal 2010, l’anno in cui l’azienda è stata rilevata dalla multinazionale Schlumberger i rapporti con la dirigenza si sono raffreddati - dice Roberto Cigni - venivamo da un periodo di cassa integrazione ma non pensavamo certo di essere alla vigilia della chiusura. Non esiste più un Primo maggio per noi operai della Smith. A questo punto invece di festeggiare siamo costretti a difenderci con le unghie. A dare battaglia per difendere un posto che un tempo, qui in Alta Val di Cecina, era garanzia di sicurezza a vita. Insomma, la Smith a Saline c’è sempre stata e chi riusciva ad entrare aveva la sensazione di aver pescato un jolly».

TUTTI GLI ARTICOLI SULLA VERTENZA SMITH

Un'altra fabbrica in Toscana rischia di chiudere ma nessuno dei candidati alle regionali è andato lì, alla Smith di...

Posted by Il Tirreno on Mercoledì 29 aprile 2015

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa