Il Tirreno

Pontedera

ambiente e sicurezza

L’isolotto della vergogna e gli argini come la giungla

Giacomo Pelfer
Filippo Labruna indica l'isola formatasi in mezzo all'Arno a Santa Croce
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Filippo Labruna indica l'isola formatasi in mezzo all'Arno a Santa Croce

Proteste a Santa Croce per la situazione di totale abbandono che crea pericolo. Anche il sindaco ha chiesto interventi per la messa in sicurezza dell’Arno

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SANTA CROCE. Più che un “isolotto” ormai è diventata una vera e propria isola. Una sorta di atollo in mezzo all’Arno, ormai ricoperto da una vegetazione folta e rigogliosa che si innalza per alcuni metri di altezza sopra il livello dell’acqua. La stessa vegetazione che cresce sulle due sponde del fiume, anche questa indisturbata, a formare una distesa di verde che sa tanto di abbondono.

È così che si presenta l’alveo del fiume di fronte al centro di Santa Croce, con il celebre isolotto che ormai “spacca” praticamente in due il corso del fiume, in mezzo a due argini che somigliano a una giungla inaccessibile. Un contesto di degrado assoluto che fa infuriare i cittadini, preoccupati per i possibili rischi in caso di piena ma anche per le condizioni indecorose di un luogo che potrebbe essere curato e valorizzato.

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Ne sa qualcosa Filippo Labruna, 36 anni, titolare del Ristoro sull’Arno, il locale ospitato nell’ex sede dei canottieri di Santa Croce che all’inizio del 2014 finì per ben due volte sotto le piene dell’Arno. «Un volta la Provincia puliva due volte l’anno - ricorda - mentre adesso, al contrario, sono più di due anni che non si vede nessuno. L’isolotto nel frattempo ha continuato a crescere, formando di fatto un ostacolo al corso del fiume che rappresenta un pericolo per tutti».

Un problema segnalato lo scorso novembre anche dal sindaco Giulia Deidda, attraverso una lettera alle autorità competenti che definiva l’isolotto un «ostacolo al normale scorrimento del fiume». Ostacolo che causerebbe a sua volta anche fenomeni di «erosione delle sponde immediatamente a monte, specie sulla riva sinistra», e per il quale si reclamavano interventi urgenti e definitivi.

«A distanza di cinque mesi da quella lettera niente è cambiato - ricorda Labruna - E allo stesso modo anche l’argine è stato completamente abbandonato a se stesso». E il risultato, oltre al colpo d’occhio non certo gradevole, sono insetti di ogni tipo in quantità industriale. «Per non parlare di ratti e serpenti - aggiunge Labruna - Intorno al ristorante cerco di tenere pulito, anche con l’aiuto di alcuni cittadini che abitano qui, ma tutt’attorno siamo circondati da una giungla. Sarebbe bello poter dare tutti un contributo per tenere più pulito, come sta avvenendo in alcuni giardini di Santa Croce, ma qui si parla di uno spazio che richiede un certo tipo di mezzi e dove, per assurdo, non puoi neppure azzardarti a toccare niente».

Da qui l’amarezza per le condizioni di un’area che senza dubbio potrebbe essere tra le più suggestive della cittadina del cuoio. «Abbiamo un percorso che potrebbe essere bellissimo ma non è praticabile - conclude - Uno spazio che sarebbe ideale per rilassarsi e fare una passeggiata, lasciato invece in una situazione indegna».

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