Sicurezza
Elda, l’emozione di tornare in aula 35 anni dopo
La maestra Galli è stata ospite della “Dante” ed ha trovato vecchi alunni ed ex colleghi
PONTEDERA. Le hanno detto di starsene seduta su quella sedia fino a quando non le faranno cenno di alzarsi. Tiene un fazzoletto tra le mani: sa che, ancora qualche minuto, e le sarà utile a nascondere la commozione. O a contenerla. Nel frattempo il cancello d’ingresso della scuola si apre: passo affaticato, mani salde sul deambulatore, capelli fissati dalla lacca. È un giorno importante, bisogna presentarsi bene. Elda Galli quell’odore di matite appena temperate non lo sente da 35 anni. Dal giorno in cui ha smesso di insegnare è andata in pensione. L’8 febbraio scorso ha spento 94 candeline e il personale della casa di riposo Giampieri di Ponsacco, dove alloggia la “maestra Elda”, ha deciso di farle un regalo: riportarla tra i banchi di scuola. Ad accoglierla ci sono i bambini della classe terza della scuola primaria Dante. E tra zaini e astucci spuntano i volti di due suoi ex compagni di classe: Gianpaolo Fogli e Giovanna Montanari; compagni di studi ieri, marito e moglie oggi. Quando si dice il destino. Nel frattempo Marisa non sta nella pelle. Sa che fra poco da quella porta, che fissa da una manciata di interminabili minuti, entrerà Elda. Molto più che una ex collega.
Nella scuola elementare di Casteldelbosco, chiusa negli anni ’90 per il numero troppo basso di iscritti, le due donne hanno lavorato insieme per anni. «Bambini, ecco la maestra Elda». Marisa stringe tra le mani il fazzoletto e lo porta all’altezza del petto: questione di secondi, poi si bagnerà di lacrime. Il pianto di gioia si materializza alla velocità della luce non appena l’ultranovantenne si siede di fronte ai giovanissimi studenti. Marisa non aspetta segnali. Si alza e nonostante i 74 anni dribbla in un attimo i banchi e raggiunge la sua vecchia amica e compagna di lavoro: «Elda, mi riconosci? Sono Marisa». Elda Galli assottiglia gli occhi e mette a fuoco. La sua bocca partorisce un urlo di gioia e le braccia si aprono per un abbraccio. L’arzilla signora protagonista della mattinata non lo sa: ma per lei le sorprese sono appena iniziate.
Poco dopo anche Gianpaolo e Giovanna si presentano: qualche secondo per viaggiare indietro con la mente ed ecco lo spirito da docente che prende il sopravvento. «Mi ricordo benissimo di voi: tu eri precisa, ordinata e diligente, mentre tuo marito mi faceva penare, ma era un bravo ragazzo». Elda vorrebbe non svelare la sua commozione, ma le parole si interrompono, il fiato si accorcia. Occhi sgranati dietro i banchi: potrebbero essere tutti suoi nipoti. E infatti lo sguardo si carica di dolcezza, come se ogni alunno stesse guardando la propria nonna. «A scuola si andava dalle 8.30 alle 12.30 e alcune classi erano composte da 57 alunni. Si insegnavano la matematica, l’italiano, la geografia e qualche cenno di storia italiana. Non ho mai bocciato nessuno». L’emozione sguscia via, Elda riassapora l’atmosfera della classe e tiene tutti incantati ad ascoltarla mentre racconta una scuola distante anni luce da quella moderna. «Si faceva l’orto e mio marito Raffaello costruiva aquiloni per far divertire i ragazzi. Pensate – dice con il dito alzato, gesto tipico di ogni maestra – che facevamo un progetto di corrispondenza con alcune scuole italiane: ci mandavano le foto delle loro città e noi ricambiavamo. Anche così imparavamo la geografia». I piccoli studenti fanno domande e si incantano con gli aneddoti raccontati da Elda. Manca poco al suono della campanella; è il momento di andare. L’impressione è che se potesse scegliere lei rimarrebbe immersa in quell’odore di matite appena temperate ancora per ore. Italiano Battini, anche lui ex collega, e Marisa Fogli salutano Elda, che ringrazia tutti con poche, semplici e dirette parole: «Non credevo di poter provare un’emozione del genere. Mi avete fatto un regalo stupendo. Grazie a tutti».
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