Attenzione
Damone saluta e conferma i progetti per l’ospedale Lotti
È il momento dei bilanci per il direttore generale Le eccellenze e il lavoro per mantenere i servizi
PONTEDERA. Ultimi giorni di lavoro alla guida dell’Asl 5 di Pisa per il direttore generale Rocco Damone, nominato dalla regione responsabile della programmazione dell’area vasta Centro a Firenze. I saluti sono anche l’occasione per fare un bilancio del lavoro svolto in questi dieci anni di servizio Asl 5, prima come direttore sanitario e poi come dg.
Qual è il bilancio di questa lunga esperienza di lavoro?
«Il decennio trascorso alla direzione della Usl 5 di Pisa trova la sua sintesi più felice nel percorso di miglioramento dell'ospedale Lotti di Pontedera. Ricordo che nel maggio 2005 l'ingresso era un corridoio lungo e stretto, tappezzato di annunci. Oggi l'atrio è uno spazio dinamico, non solo di supporto sanitario ma di integrazione nel tessuto sociale della città. Qui si svolgono molte iniziative: presentazioni di libri, la biblioteca dell'ospedale, la promozione dell'agricoltura sociale. È la porta di ingresso di un ospedale moderno, che realizza da sempre le migliori performance del Mes (management e sanità del Sant'Anna). Ha dimensioni ottimali, equipe professionali di altissimo livello, dotazione tecnologica adeguata alla mission, un livello alto di umanizzazione. È un ospedale orientato all'innovazione e all'integrazione nell'assistenza territoriale. Ha un ruolo di primo piano nel progetto di riforma del sistema sanitario toscano».
Qual è il progetto di cui è più orgoglioso?
«Il risultato più importante è stato quello di aver creato una mentalità di gruppo in tutti gli operatori, orientata al cambiamento e miglioramento continuo. E di avere trasformato la rete assistenziale in un laboratorio aperto a proposte innovative e aperte verso le nuove forme di assistenza e di valorizzazione dei profili professionali. Infatti abbiamo realizzato il modello di valorizzazione delle figure infermieristiche ad esempio, negli ambulatori dei codici bianchi del pronto soccorso, nella gestione dei Pic endovenosi, nell'implementazione dell'organizzazione infermieristica passando dal modulo tradizionale a quello per cellule funzionali. Siamo inoltre riusciti a creare un forte spirito e cultura del lavoro di gruppo per le nostre strutture ospedaliere (Pontedera e Volterra)con particolare riferimento ad alcune metodiche chirurgiche: l'accesso anteriore per gli interventi protesi dell'anca eseguiti dal dottor Franco Carnesecchi; l'accesso laparoscopico per unica via eseguita dall'equipe chirurgica del dottor Graziano Biondi, gli interventi di stabilizzazione vertebrale computer assistita eseguita dal dottor Giuseppe Calvosa. La sperimentazione di una endoscopia poco invasiva eseguita dal dottor Giacomo Gamberucci. Il modello funziona perché c'è l’attività di supporto dell'area medica, del dipartimento di radiologia, dell' area di laboratorio, del centro trasfusionale, dell'area di emergenza urgenza e 118 e delle terapie intensive.
Cosa invece, pur con rammarico, non è riuscito a realizzare?
«Mi sarebbe piaciuto portare a termine il progetto della riorganizzazione delle nuove forme di aggregazione della medicina generale, le Aft (Aree Funzionali Territoriali) e le Case della Salute, che sono una vera rivoluzione assistenziale, ma i progetti ci sono e verranno portati a conclusione da chi mi succederà».
Come è lo stato di salute, dal punto di vista dei conti, dell’Asl?
«I conti della Usl 5 sono a posto, sono certificati, come tutti i bilanci delle aziende Sanitarie Toscane. Avere i conti in ordine consente di fare investimenti, progettare cambiamenti e, soprattutto, assicurare tutti i livelli di assistenza alla popolazione. Siamo molto attenti al monitoraggio del consumo di risorse. C’è una continua revisione dei processi assistenziali, guardiamo all'appropriatezza e alla qualità. Inoltre abbiamo una forte cultura direzionale volta alla pro-attività ossia, alla capacità di orientare e riorientare i processi di assistenza. Questo ci ha consentito, nel triennio 2011 - 2014, in tempi di spending review, di non ridurre o tagliare i servizi».
Come considera la fuga di alcuni medici da Pisa a Firenze?
«Eviterei di parlare di fughe, credo che si tratti prima di tutto di scelte professionali individuali. Se alcuni professionisti cresciuti nell'Aoup vengono chiamati a prestare la loro opera in punti altrettanto qualificati del Servizio Sanitario Regionale, bisogna essere soddisfatti e in qualche modo lusingati come sistema pisano. Nel servizio sanitario toscano le punte di diamante rappresentate dalle Aziende Ospedaliere Universitarie di Careggi, Pisa, Siena, Mayer e Fondazione Monasterio, devono agire in un sistema coordinato, differenziato per funzioni, evitando sovrapposizioni su un'area competitiva su scala nazionale e internazionale».
A quale punto sono i progetti per l’ospedale Lotti?
«Per il Lotti ho adottato un piano di sviluppo che si articola lungo quattro direttrici: l'attuazione del protocollo di intesa firmato nel dicembre 2013 dal presidente Enrico Rossi e dal presidente dell'unione dei Comuni della Valdera, Simone Millozzi; la realizzazione della nuova dialisi all'interno della medicina 2; la ristrutturazione dell'area delle terapie intensive e del blocco operatorio; la costruzione di un fabbricato nella zona libera adiacente il laboratorio che si sviluppa su tre livelli con una superficie di circa 400 metri quadrati per piano in cui allocare, al piano terra il servizio di farmacia attrezzato adeguatamente per la consegna diretta dei farmaci, al primo piano l'oncologia, al secondo piano tutti gli ambulatori e i day hospital attualmente sparsi per il presidio. Insomma, si pensa a quello che sarà il piano di sviluppo e riorganizzazione di un ospedale importante per il prossimo decennio i cui cardini sono l'assistenza per intensità di cura, il potenziamento dell'area chirurgica e delle attività ambulatoriali e di day hospital e day service.
Ogni passaggio implica ringraziamenti...
«Vorrei ricordare il rapporto positivo avuto con le associazioni di volontariato. Voglio salutare Anna Tongiorgi, presidente di una associazione formidabile al servizio delle donne; Cristina Venturi in rappresentanza dei dializzati di Pontedera con cui , dopo un primo periodo di incomprensioni, abbiamo condiviso e portato avanti il miglioramento di un servizio fondamentale, Giampaolo Gorini, presidente del comitato di partecipazione aziendale, con cui ci siamo confrontati sugli aspetti che potevano tutelare il diritto alla salute dei cittadini e il presidente dell'Avo per il ruolo insostituibile che svolge in ospedale. Infine voglio salutare e ringraziare tutti i dipendenti per il forte senso di squadra, di responsabilità e di impegno etico che hanno tenuto in questi anni. Gente formidabile, che pur "bubbolando", a volte, ha sempre adempiuto al proprio lavoro e non ha fatto mancare nulla ai pazienti».
Sabrina Chiellini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
