Il Tirreno

Pontedera

Un mistero la morte del quarantenne

di Sabrina Chiellini
Un mistero la morte del quarantenne

Parla il fratello di Agim, l’albanese travolto da un treno nel comune di San Miniato: «Voglio sapere cosa ci faceva lì»

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SAN MINIATO. Guarda la foto del fratello travolto e ucciso dal treno a soli 40 anni. Non si dà pace Albano Dyla, albanese (e non magrebino, come sembrava in un primo momento) e ormai da tempo residente a San Miniato. Prende l’immagine di Agim, la vittima, se la porta alle labbra per baciarla. Piange. Un lieve malore lo coglie davanti ai parenti che lo sorreggono per poi accompagnarlo in casa. La famiglia Dyla è piombata nella disperazione dalle notte di domenica.

Comincia un lungo racconto della notte di dolore: l’incubo inizia quando una pattuglia dei carabinieri arriva nella palazzina dalle pareti bianche e i fiori viola e rosa nel piccolo cortile a Molino d'Egola. Cercano un uomo della famiglia a cui dare la terribile notizia. Il documento del muratore, poco prima, era stato trovato, spiega uno dei militari, nelle tasche del cadavere straziato dal passaggio del treno, a La Catena di San Miniato. Un incidente. O un suicidio, tutte e due le ipotesi sono possibili e al vaglio della polizia ferroviaria. Il macchinista del treno regionale partito da Pisa e diretto a Firenze, l'altra sera prima delle 20, non ha potuto evitare il peggio. Ha visto all'ultimo momento, lo ha messo a verbale alla polizia ferroviaria, un uomo che camminava lungo i binari e stava andando nella direzione di Firenze. La stesa del treno che pochi istanti dopo lo ha travolto e ucciso.

«Ci hanno detto che il macchinista gli ha suonato tre o quattro volte - dice il fratello - ma ancora non riesco a capire come mai mio fratello era lì, lungo i binari. Non posso credere che volesse togliersi la vita. Ha moglie, figli, un lavoro. Sì, è vero, questi sono tempi difficili per chi lavora nell'edilizia. Ma chi non ha problemi economici in questo periodo...». I parenti sono riuniti accanto alla vedova e ai figli, oltre che al fratello. Pensano in continuazione alle ultime ore di vita di Agim. In casa non ci sono biglietti o messaggi per i familiari. Niente era cambiato negli atteggiamenti della vittima, stando al racconto dei parenti, nei giorni precedenti la tragedia. Lui, muratore con poco lavoro, la domenica la trascorre insieme alla famiglia al campo sportivo, segue come altre volte la partita del figlio. Poi nel pomeriggio si fa accompagnare dalla moglie a San Miniato. Doveva vedere una persona, così avrebbe detto alla donna. Non è chiaro se doveva discutere di lavoro o se doveva avere dei soldi da qualcuno. Su questo anche i familiari hanno poche certezze. «Se fanno le indagini dovranno dirci dove è stato, chi ha chiamato. So che prima dell'incidente ha telefonato alla moglie, le ha detto che era alla Snai a San Miniato. Ma lei sentiva il rumore del vento nel telefono. Ha percepito qualcosa di strano. Ma non poteva davvero immaginare quello che poi è successo. Ora voglio sapere tutto: voglio vedere il telefono di mio fratello, sapere chi ha chiamato. Prima di sua moglie potrebbe avere telefonato a qualcuno. Così possiamo capire come mai è andato a finire lungo i binari in quella parte della compagna così isolata».

Anche se per i partenti è difficile credere all’ipotesi del suicidio è anche vero che non riescono a trovare una spiegazione rispetto alla presenza dell’uomo in via Cavane. Nessuno sa dire come il muratore vi sia arrivato e poi si sia avventurato lungo i binari. Se si crede all’incidente non si può non dire che il rumore del treno in questo angolo di San Miniato si avverte solo quando ormai il convoglio sta per passare. Prevalgono infatti i rumori dei veicoli di passaggio dal vicino cavalcavia della superstrada. Agim potrebbe essersi accorto del treno all’ultimo e non avere avuto così la possibilità di mettersi in salvo. Difficile dirlo con certezza. In ogni caso resterebbe da capire perché era andato lungo la ferrovia, di sera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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