Gioco
Il ponsacchino Giampaolo Grassi alle prese col rebus delle stragi di mafia
Lo scrittore e giornalista dell'Ansa è da pochi giorni in libreria con “Processo alla trattativa: tre procure, tre verità”
PONSACCO. La presunta trattativa Stato-mafia. Tante verità, almeno tre quelle ufficiali. Da tre procure diverse: quella di Firenze, quella di Caltanissetta e quella di Palermo. Tre ricostruzioni profondamente diverse tra loro, con differenze di grande significato. Da un lato i magistrati di Palermo, convintissimi del fatto che un accordo tra boss mafiosi e strutture istituzionali ci sia stato, dall’altro quelli di Firenze, più che scettici sull’esistenza di un legame, dall’altro ancora quelli di Caltanissetta, i quali sono arrivati alla conclusione secondo cui la trattativa sia da collegare esclusivamente all’omicidio del giudice Paolo Borsellino.
Il ponsacchino Giampaolo Grassi, 42 anni, scrittore e giornalista professionista dell’Ansa di Firenze, si è tuffato tra i faldoni dell’inchiesta. Sciorinando la determinazione di un cronista puntuale e scrupoloso, ha voluto capirne di più. E ci è riuscito, sciogliendo alcuni dei nodi di quell’autentico groviglio investigativo che ha riguardato le ultime stragi di mafia.
Da pochi giorni Grassi è infatti in libreria con la sua ultima fatica letteraria, “Processo alla trattativa. Stato-mafia: tre procure, tre verità” (Mauro Pagliai Editore). La prefazione del libro, in cui si parla dei tragici attentati a Falcone e Borsellino e delle stragi degli anni 1993-1994, è di Giuseppe Quattrocchi, ex procuratore di Firenze. «L’autore procede – scrive Quattrocchi – scarnificando i processi acquisitivi delle risultanze, affiancando il complesso delle valutazioni e ponendo interrogativi angosciosi».
Come ammette lo stesso Grassi, conoscere le letture che le tre procure danno degli anni delle stragi di mafia è utile ma non risolutivo. Anzi, chi cerca nel libro la verità storica corre il rischio di trovarne più di una, oppure una ma abbastanza schizofrenica.
«Il mio obiettivo – ci spiega Giampaolo Grassi – era quello di essere il più sintetico possibile, e penso di esserci riuscito, dal momento che in appena 130 pagine sono praticamente condensati vent’anni di attività di tre procure diverse. La mia opera è esclusivamente basata sugli atti, supportata da quell’utilissima bussola rappresentata dai verbali delle audizioni in commissione parlamentare antimafia del marzo 2012. Non ho voluto appositamente aggiungere niente di personale, sia perché io non sono nessuno per giudicare o per prendere posizione, sia perché in questo ambito, scivolosissimo, sono ormai troppi coloro che hanno detto la propria». Un lavoro da puro cronista giudiziario, qual è appunto Grassi, conosciutissimo nella “sua Ponsacco” anche per essere, insieme a Benozzo Gianetti, alla guida del mensile “Ponte di Sacco".
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