Sicurezza
Gabriele Collesano e la sua vena romantica fanno il bis
PONTEDERA. Cita una frase del rapper Rocco Hunt che si sente calzare a pennello: “Toglimi la penna, di me rimane niente. La musica è finita e queste luci sono spente”. Poi chiosa: «Io consiglio a...
PONTEDERA. Cita una frase del rapper Rocco Hunt che si sente calzare a pennello: “Toglimi la penna, di me rimane niente. La musica è finita e queste luci sono spente”. Poi chiosa: «Io consiglio a tutti di accendere le proprie luci, che siano una penna o qualcos'altro! Ne vale la pena!».
Ed è già qui, in quest'abbagliante carica di positività riposta in buonissimi sentimenti, la chiave di lettura del “fenomeno” Gabriele Collesano (più di tremila fan su Instagram). Una vera centrale elettrica la vena romantica di questo ragazzone pontederese di trent'anni, capelli a spazzola e spessi occhiali dalla vistosa montatura scura (un po' come quelli di Rocco Hunt, a pensarci bene), scrittore innamorato dell'amore, autore di due romanzi (sì, certo, anche un po' autobiografici), il primo, “Da adesso in poi”, uscito due anni fa, il secondo, “M'illumino di te”, in uscita in questi giorni (« la prima presentazione, come l'altra volta, la farò nella mia città»).
Una laurea in legge all'università di Pisa. Un master in economia. Un debole per la squadra del Pontedera (ne gestisce il portale, Uspontedera1912.wordpress.com, 50mila contatti in pochi mesi di vita). E, accanto ai codici, ai numeri, al pallone, quest'inarrestabile vena di narratore, quest'invincibile richiamo a gridare al mondo, col delicato impeto dei timidi, la sua fiducia nello scambio reciproco di passioni cristalline, di condivisi palpiti.
Ed ecco il nuovissimo “M'illumino di te”, il secondo romanzo by Collesano dal titolo vagamente ungarettiano. Ancora una storia d'amore tra ragazzi che, evidentemente, finiranno per accendersi come infuocate lampadine, ancora una scorribanda elegiaca tra le più indecifrabili pieghe che assume il cuore quando entrano in ballo sentimenti capaci di cambiare l'esistenza per sempre, in meglio o in peggio chissà. «Il lavoro sul secondo romanzo è stato “a più riprese”», racconta Gabriele, «non di getto come il primo: mi sono trasferito a Bologna nell'agosto 2013, da solo, per lavoro, e laggiù ho provato a sopperire alla mancanza degli affetti di casa, alla lontananza, scrivendo. Poi c'è stato un periodo che ho smesso proprio, da gennaio 2014 ho “posato la penna”: a settembre 2014 sono tornato a lavorare a Pontedera, ho ripreso a scrivere e l'ho finito».
L'amore, l'amore, l'amore. Il cielo sa quanto ce n'è bisogno, quaggiù. Collesano si fa megafono di quest'urgenza: «L'amore, non solo l'amore "canonico" tra uomo e donna, ma l'amore in generale, nel senso più ampio del termine, penso sia alla base di tutto. E penso sia una condizione che ci accomuna tutti quanti, che "lascia il segno" su ognuno di noi, forse per questo i miei lettori recepiscono i miei romanzi con grande entusiasmo».
Aggiunge che «per me è una soddisfazione sapere che, nell'affrontare un tema così importante, quell'amore che penso sia una delle poche condizioni che ti lasciano dentro qualcosa (a differenza di tante cose "materiali"), un sentimento in grado di "modificarci", trasformarci, sapere che le persone condividono quello che scrivo. È una soddisfazione che tante persone mi dicono di ritrovarsi nelle mie narrazioni. Vuol dire condividere un'intimità con i lettori e aver smosso qualcosa in loro. Non averli lasciati indifferenti vuol dire aver fatto centro per me. Sì, dici bene, questo è oltretutto un momento in cui ce n'è bisogno: lungi da me voler fare la predica. Però è un piccolo segnale il mio: incontrassimo tutti l'amore forse qualcosa cambierebbe».
Andrea Lanini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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