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Ex Icla, a quando il trasferimento?

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PONTE A EGOLA. «Quando sarà trasferita l’ex Icla di Ponte a Egola? E soprattutto, quali saranno i tempi per la bonifica dell’area?». Per chi vive nei pressi dallo storico stabilimento è giunta l’ora...

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PONTE A EGOLA. «Quando sarà trasferita l’ex Icla di Ponte a Egola? E soprattutto, quali saranno i tempi per la bonifica dell’area?». Per chi vive nei pressi dallo storico stabilimento è giunta l’ora di avere tempi e risposte certe. A chiederli è Riccardo Bongini, residente di via Contrada Nuova, a pochi metri dall’azienda sottoposta a legge Seveso che dal maggio 2013 (seppur con numeri inferiori rispetto al passato) ha ripreso l’attività col nome di M3, riattivando, di fatto, tutte le norme di sicurezza previste per uno stabilimento classificato a “rischio di incidente rilevante”.

Da qui le preoccupazioni dei residenti che già nel luglio 2014 avevano inviato un esposto alle autorità competenti, sottoscritto da una cinquantina di cittadini, nel quale si sottolineava il timore non solo per i rischi di un eventuale incendio, ma anche per la presenza di sostanze chimiche pericolose stoccate nello stabilimento, nonché per le lastre in amianto che ancora persistono su buona parte delle coperture. Motivi per i quali, citando anche la stessa relazione tecnica richiesta dal Comune, si reclamava la delocalizzazione dell’impianto e la bonifica dell’area, nonché l’immediata dichiarazione di inagibilità (almeno per i bambini) del vicino campo sportivo Leporaia.

«Circa un anno fa - racconta Bongini - il sindaco ha convocato me ed altri cinque cittadini rassicurandoci, alla presenza di tre assessori, che gli accordi presi con la nuova azienda prevedono il trasferimento dell’attività entro il 2015. Vorremo quindi conoscere la data della delocalizzazione, ma soprattutto i tempi di bonifica dell’area». E aggiunge: «Negli anni seguiti alla riapertura dell’azienda, non solo nessuno si è adoperato per diffondere l’obbligatorio Piano di Emergenza in caso di incidente rilevante, ma neppure è stata comunicata la ripresa della pericolosa attività».

All’inizio di quest’anno, rispondendo a un’interrogazione di Immagina San Miniato, il sindaco aveva annunciato una “correzione” del Piano di Emergenza alla luce dei mutati livelli produttivi dell’azienda, aggiungendo anche, però, che il nuovo regolamento urbanistico ha escluso zone idonee ad ospitare l’azienda entro i confini comunali, demandando di fatto la delocalizzazione a una pianificazione sovracomunale. (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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